Fino a poche ore fa, Dubai era il simbolo dell’invulnerabilità, una metropoli costruita per far sentire chiunque al riparo da ogni pericolo. Ma da ieri quella bolla di sicurezza si è incrinata.
L’escalation militare tra Iran e Israele ha trasformato il cuore pulsante del traffico aereo mondiale in una trappola di cristallo, con missili e droni che hanno solcato i cieli degli Emirati, portando il conflitto dove nessuno pensava potesse arrivare.
Il racconto: “Missili nel nostro quartiere”
Le testimonianze che giungono direttamente da Dubai descrivono una situazione surreale. Fabio e Diana Zucchelli, italiani residenti nella città emiratina dal 2004, raccontano di frammenti di missili precipitati nel loro quartiere:
“Siamo i primi a essere sorpresi. Sapevamo che l’area era una polveriera, ma arrivare a questi livelli ci ha lasciati senza parole. Ieri sera i cellulari hanno ricevuto messaggi automatici di allerta sotto l’attacco; l’efficienza è massima, ma la paura è reale”.
Mentre i sistemi di difesa hanno retto, limitando i danni a strutture strategiche come la Jebel Ali Free Zone e lo stesso aeroporto, la psicosi ha svuotato i supermercati. “File che non vedevamo dai tempi del Covid. Pasta e patate sono finite, la gente fa scorte come se fosse l’Apocalisse”, aggiungono i coniugi Zucchelli.
Odissea nei terminal: i dati del blocco globale
I numeri forniti dalle società di analisi come Cirium e FlightAware descrivono un collasso del sistema aeronautico senza precedenti recenti.
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Solo sabato, il 22,9% dei voli in arrivo in Medio Oriente è stato cancellato (quasi mille voli).
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Se si contano anche le partenze, la cifra supera i 1.800 voli in un solo giorno.
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A livello globale, i ritardi hanno superato quota 19.000, con oltre 2.600 cancellazioni totali.
Le compagnie aeree hanno blindato i programmi di volo. Lufthansa (che include ITA Airways e Swiss) ha sospeso i collegamenti con Tel Aviv, Beirut, Amman e Teheran fino al 7 marzo. Nello specifico, ITA ha confermato che non utilizzerà gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran fino a quella data, sospendendo anche i voli per Dubai. Stessa linea per Air France, British Airways e Qatar Airways, che ha cancellato il 41% dei propri voli.
Viterbesi bloccati tra vacanza e lavoro
In questo caos planetario, la Tuscia paga un dazio importante. Sono numerosi i viterbesi attualmente bloccati tra Dubai e Doha. Molti avevano scelto gli Emirati per una vacanza invernale, altri si trovano lì per motivi di lavoro e si sono visti cancellare il volo di rientro senza preavviso.
Per loro, uscire dalla regione via terra è quasi impossibile: passare a nord significherebbe attraversare l’Iraq o la Siria in guerra. L’unica direzione teorica è il deserto verso l’Egitto, un viaggio della speranza che nessuno consiglia di intraprendere.
Spazi aerei sbarrati
La mappa dei cieli è una macchia rossa: l’Iran ha chiuso lo spazio aereo “fino a nuovo avviso”, imitata da Israele, Iraq e Kuwait.
Il Qatar ha dichiarato una chiusura temporanea, mentre gli Emirati Arabi Uniti operano a regime ridotto e parziale. Anche le compagnie africane e asiatiche (da Ethiopian a Singapore Airlines) hanno tagliato le rotte, isolando di fatto la regione.
L’attesa ora è tutta per i prossimi bollettini delle autorità del volo, mentre i viterbesi lontani da casa monitorano i siti della Farnesina, sperando che i sistemi di difesa continuino a reggere e che i corridoi aerei possano riaprirsi prima che l’incertezza diventi emergenza umanitaria.


