Turismo, la rinascita della Tuscia passa da Etruschi, Natura e Medioevo: +15% di arrivi internazionali e aumentano anche i pernottamenti

I dati della Regione Lazio incoronano il Viterbese che deve però ora capitalizzare i suoi assets, in primis Viterbo: gioiello inespresso che deve ritrovare il suo centro

VITERBO – C’è stato un tempo in cui la provincia di Viterbo era considerata solo una bella cartolina da guardare di sfuggita, una tappa di poche ore prima di rientrare nel caos della Capitale. Oggi, i numeri raccontano una storia completamente diversa: la Tuscia non è più un luogo di passaggio, ma una destinazione in cui restare. E il segreto di questo successo affonda le radici in un passato millenario che oggi si trasforma in un formidabile asset economico: la sua storia tra Etruschi, Medioevo e incredibile Natura.

A certificare questa rinascita è il nuovo piano turistico triennale 2025-2027 della Regione Lazio, che incorona il viterbese come unica vera eccezione positiva nel panorama turistico regionale. Tra il 2019 e il 2023 Viterbo ha registrato un clamoroso +15,2% di arrivi internazionali. Nel solo 2023, i quasi 350.000 turisti arrivati hanno generato oltre 1,4 milioni di pernottamenti. Il dato più significativo? La permanenza media si è alzata a 4,2 notti per visitatore, superando la media di tutto il Lazio.

L’economia dell’esperienza e il trionfo dell’extralberghiero Cosa spinge i viaggiatori, soprattutto stranieri, a fermarsi così a lungo? La risposta risiede nella moderna “economia dell’esperienza” e nella ricerca di autenticità. Il turista contemporaneo cerca respiro, verde e un tuffo in una storia tangibile.

I dati sulle strutture ricettive lo confermano: a fronte di 120 alberghi tradizionali (circa 6.400 posti letto), l’offerta extralberghiera domina con quasi 1.000 strutture e 24.000 posti letto. È un boom guidato dagli agriturismi — che offrono oltre 5.000 posti, superando persino la provincia di Roma — e dal turismo “open air” di campeggi e villaggi (oltre 13.000 posti). Chi sceglie la Tuscia vuole svegliarsi immerso in un paesaggio che sembra dipinto secoli fa.

Il Patrimonio come “Brand”: dai Cammini ai siti UNESCO Il territorio risponde a questa sete di bellezza con un’offerta dove la storia è infrastruttura. Se il Medioevo è il cuore pulsante (con Viterbo “Città dei Papi” e il suo intatto quartiere di San Pellegrino), il territorio vanta stratificazioni uniche: dai siti UNESCO delle necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri, alla forte spinta regionale per far riconoscere la magia dei calanchi di Civita di Bagnoregio come patrimonio dell’umanità.

A questo si aggiunge la forza del patrimonio immateriale e del turismo lento. La Macchina di Santa Rosa, celebrata nel piano regionale come pilastro dell’identità viterbese, affonda le sue radici proprio nel 1258. E poi ci sono i “cammini”, per i quali il piano prevede azioni specifiche di potenziamento: la Via Francigena, antica arteria di pellegrinaggio medievale, è oggi il motore di quel turismo lento che distribuisce ricchezza su tutto il territorio.

A completare il quadro ci pensa la natura incontaminata, dalla Faggeta vetusta dei Monti Cimini al Lago di Bolsena, vero paradiso per gli amanti di vela e windsurf.

La sfida delle Terme e l’ombra di Roma Non mancano però le sfide. Il settore termale (dal Bulicame, già citato da Dante nel XIV secolo, alle Terme dei Papi) ha urgente bisogno di cure. Pur essendo un asset storico, rischia l’obsolescenza a causa di un deficit di investimenti. La Regione punta a una rivoluzione: trasformare il termalismo da esperienza “monouso” a un’offerta integrata con enogastronomia, natura e cultura.

La rotta per il futuro è tracciata attraverso il brand “Lazio intorno”. L’idea è strategica: usare l’enorme attrattiva di Roma Capitale per intercettare i turisti in uscita. Viterbo, con il suo inestimabile e autentico capitale storico e medievale, rappresenta la naturale estensione di questo viaggio. Ora la palla passa alle istituzioni locali e alle nuove DMO (Destination Management Organization): il potenziale c’è tutto, adesso va strutturato e reso competitivo sui mercati internazionali.