CIVITAVECCHIA – Si chiude con un rinvio a giudizio collettivo il capitolo preliminare di una delle vicende giudiziarie più tormentate che hanno colpito un importante ente agrario territoriale negli ultimi anni.
Nella giornata di ieri, il Giudice per l’Udienza Preliminare ha accolto le richieste della Procura, disponendo che gli ex vertici dell’istituzione siano processati per fare piena luce su una gestione che, secondo l’accusa, sarebbe stata segnata da gravi irregolarità e opacità amministrative.
Inizierà a gennaio 2027 il processo dibattimentale che vedrà imputati gli ex componenti del comitato esecutivo dell’Università Agraria di Civitavecchia. L’ex presidente Daniele De Paolis, l’ex vice presidente Damiria Delmirani e l’ex consigliere di maggioranza Renzo Crisostomi sono stati infatti rinviati a giudizio, nel corso dell’udienza preliminare di ieri, dal giudice Sodani.
La vicenda ha radici lontane e risale al marzo del 2022, quando un blitz delle fiamme gialle scosse le fondamenta dell’ente. In quell’occasione, l’allora presidente finì al centro di un provvedimento restrittivo, poi revocato in sede di riesame. Le accuse iniziali erano pesanti: peculato, abuso d’ufficio e falso. Al centro del mirino degli inquirenti c’erano spese personali per circa 5.000 euro che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero state sostenute utilizzando impropriamente i fondi pubblici dell’ente.
Insieme all’ex presidente, sono stati rinviati a giudizio anche due ex componenti del comitato esecutivo, uno dei quali aveva successivamente ricoperto il ruolo di guida facente funzioni. Per l’ex numero uno dell’ente, le accuse per cui dovrà difendersi in aula sono quelle di peculato e falso ideologico. Per i suoi due collaboratori, invece, il reato contestato è quello di usurpazione di titolo.
Oltre al profilo penale, la vicenda ha avuto ripercussioni istituzionali senza precedenti. Il clima di tensione generato dall’inchiesta aveva infatti alimentato forti proteste tra i soci e i cittadini, culminate in una vera e propria crisi di governo dell’ente. Fu proprio un provvedimento del tribunale civile, mesi fa, a sbloccare l’impasse concedendo la possibilità di indire un’assemblea straordinaria. Quell’appuntamento fu decisivo: i soci sfiduciarono formalmente il consiglio d’amministrazione uscente, aprendo la strada a nuove elezioni che hanno portato all’attuale nuova presidenza.
Tutti aspetti che la difesa – rappresentata dagli avvocati Ivana Manni, Lorenzo Mereu e Ivar Galioto – punterà a contestare, come già annunciato quando esplose il caso, andando a chiarire l’innocenza dei propri assistiti nel corso del dibattimento, dicendosi fiduciosi di poter approfondire in quella sede ogni aspetto della vicenda.
Per i tre imputati si apre ora la fase più delicata. Sebbene le accuse abbiano già pesantemente condizionato la vita pubblica e l’immagine dell’ente agrario, sarà solo il processo a stabilire le responsabilità effettive. Nel frattempo, resta fermo il principio costituzionale della presunzione di innocenza: gli indagati sono da ritenersi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. La città e i soci dell’ente restano ora in attesa di quel gennaio 2027, quando le testimonianze e le prove entreranno finalmente nel vivo dell’aula di tribunale.

