Forza Italia gioca alla pace ma prepara la guerra con la candidata di ferro tanto cara a Silvio Berlusconi, Maria Rosaria Rossi
Santa Marinella, quella che un tempo veniva definita con orgoglio la “Perla del Tirreno”, oggi appare come una nobile decaduta, una città ridotta a terreno di conquista e macerie da una classe politica che ha smarrito ogni bussola morale e amministrativa.
Il quadro che emerge in vista delle prossime elezioni è desolante: da una parte un centrosinistra che ha letteralmente raso al suolo il tessuto sociale e l’immagine della città; dall’altra un centrodestra che, pur avendo la vittoria su un piatto d’argento, preferisce divorarsi internamente per un briciolo di visibilità in più.
Il fallimento epocale del “Salottino Rosso”
Partiamo dal Partito Democratico e dai suoi satelliti. Il bilancio della gestione Tidei è un bollettino di guerra. Tra scandali, inchieste e una terza sfiducia che ha messo fine a un’agonia amministrativa, il centrosinistra lascia dietro di sé solo macerie. La tracotanza del potere si è schiantata contro la realtà dei fatti, lasciando una città ferma, stanca e umiliata.
In questo scenario di macerie, il PD non trova di meglio che proporre come “martire designato” Minghella. Un discepolo cresciuto all’ombra di un sistema che ha fallito, convinto — o forse costretto — a farsi carico di un’eredità indifendibile. Vedere Minghella pronto a guidare il “salottino rosso” di via Cicerone, mentre è circondato da polemiche e inchieste ancora calde, è l’insulto finale a un elettorato che meriterebbe dignità e non semplici operazioni di facciata per salvare il salvabile di una ditta ormai fallita. La sinistra non è a pezzi: è politicamente e moralmente disintegrata.
Centrodestra: la fiera delle vanità e la sete di potere
Ma se ad Atene si piange, a Sparta non si ride affatto. Il centrodestra di Santa Marinella sta dando spettacolo della sua peggiore natura: l’incapacità cronica di sintesi. Invece di approfittare del vuoto pneumatico lasciato dal PD, i partiti della coalizione preferiscono giocare a chi ce l’ha più lungo, mettendo a rischio un risultato che fino a ieri sembrava scontato.
L’operazione “All In” di Claudio Fazzone su Maria Rosaria Rossi è il classico esempio di politica calata dall’alto che ignora le dinamiche territoriali. Se Fazzone punta tutto sul “nome forte” per riaffermare l’egemonia di Forza Italia, il coordinatore provinciale Alessandro Battilocchio tenta una disperata melina diplomatica, parlando di “unità” e “tavoli regionali”, termini che nel gergo politico significano solo una cosa: siamo in alto mare.
Mentre la Lega sembra essere l’unica forza a muoversi con una reale consistenza sul campo, spalleggiata da civiche che raccolgono i reduci delusi, Fratelli d’Italia offre uno spettacolo penoso. Il partito che a livello nazionale detta l’agenda, a Santa Marinella appare come un gigante dai piedi d’argilla: incapace di esprimere un leader, in difficoltà perfino nel chiudere una lista degna di nota. Un paradosso grottesco che fotografa perfettamente lo stato di confusione di una coalizione dove la sete di potere dei singoli prevale sul bene comune.
Una vittoria non più scontata
In questo caos di autocandidature moleste e bracci di ferro romani, il rischio è che il centrodestra riesca nell’impresa impossibile: perdere contro un avversario che non esiste più. Gli elettori di Santa Marinella sono stanchi di essere spettatori di un teatro dell’assurdo dove gli attori pensano solo alla propria poltrona mentre la “Perla” affonda nel degrado.
Senza un percorso comune, senza un programma che non sia una mera spartizione di assessorati futuri, il centrodestra si sta scavando la fossa da solo. Santa Marinella non ha bisogno di martiri designati o di regine rientrate dal passato: ha bisogno di una cura d’urto che né questa sinistra scandalosa né questa destra ingorda sembrano in grado di offrire. Se la politica continuerà a essere intesa come una guerra tra bande per il controllo del territorio, l’unico verdetto sarà la condanna definitiva al declino per l’intera città.

