San Martino al Cimino prima di Donna Olimpia: Fulvio Ricci ricorda le origini cistercensi del borgo

Primo appuntamento della rassegna “Suggestioni dal Borgo”, gli incontri vogliono far conoscere al pubblico la storia e la cultura di San Martino al Cimino attraverso prospettive esperte

SAN MARTINO AL CIMINO (VT) – Di fronte alla maestosità urbanistica di San Martino al Cimino, il pensiero corre inevitabilmente al Seicento e alla figura di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj. Eppure il “miracolo” architettonico che oggi colpisce visitatori e studiosi non nasce dal nulla. È il risultato di una stratificazione secolare: spirituale, artistica ed economica. Una storia che affonda le radici nel Medioevo e che ha al suo centro la monumentale abbazia cistercense, tra i primi luoghi dell’Italia centrale a recepire e diffondere il linguaggio architettonico gotico proveniente dall’Europa d’oltralpe.

È proprio questa lunga genealogia storica ad aver guidato il primo appuntamento della rassegna “Suggestioni dal Borgo. Storia, memoria e identità di San Martino al Cimino”, che ha visto protagonista lo storico Fulvio Ricci, direttore del Museo del Costume Farnesiano di Gradoli. L’incontro, ospitato presso il Balletti Park Hotel, ha registrato una partecipazione attenta e numerosa di pubblico. L’iniziativa, promossa dal Centro Polivalente “Donna Olimpia” APS in collaborazione con Human Connection APS e con il patrocinio del Comune di Viterbo, nasce con l’obiettivo di restituire piena consapevolezza del patrimonio storico e culturale custodito nel borgo.

Ricci è stato introdotto nel corso della conferenza dall’archeologo Gianpaolo Serone e da Giulia Marchetti, presidente di Human Connection APS, che hanno sottolineato il valore dell’iniziativa come momento di incontro tra ricerca storica, comunità locale e valorizzazione del territorio. Lo storico dell’arte è intervenuto con una conferenza dal titolo “La croce e l’aratro. L’eredità dei monaci tra spirito e lavoro”, offrendo una sintesi efficace sulle radici dell’insediamento cistercense e sul ruolo che questo ebbe nello sviluppo storico di San Martino al Cimino.

Nel suo intervento, Ricci ha invitato il pubblico a guardare oltre la stagione barocca e a risalire alle origini medievali dell’insediamento. San Martino al Cimino, ha ricordato lo storico, si inserisce nel grande movimento europeo che tra XII e XIII secolo vide l’espansione dell’ordine cistercense. I monaci, provenienti da una tradizione spirituale nata in Borgogna, fondavano le loro abbazie in territori spesso marginali o boscosi, trasformandoli progressivamente in centri organizzati di vita religiosa, agricola e sociale.

Anche i Monti Cimini furono parte di questo processo. Qui i cistercensi diedero vita a un complesso monastico di grande respiro che per secoli rappresentò un punto di riferimento religioso ed economico per l’intero territorio. La chiesa abbaziale e gli ambienti del monastero testimoniano ancora oggi la forza di quell’esperienza: un’architettura improntata alla misura, all’equilibrio delle proporzioni e alla ricerca di una bellezza essenziale.

Particolarmente significativa è la sala capitolare, uno degli spazi più raffinati dell’intero complesso, dove le colonne si aprono a fascio sostenendo le nervature delle volte in un equilibrio elegante tra struttura e luce. Un linguaggio architettonico che riflette la cultura costruttiva dei cistercensi e il loro contributo alla diffusione del gotico nel cuore della penisola.

Nel corso dei secoli il monastero attraversò fasi di grande prosperità e momenti di crisi, fino al progressivo ridimensionamento della comunità monastica tra la fine del Medioevo e l’età moderna. Quando nel Seicento Donna Olimpia Maidalchini decise di rifondare il borgo e trasformarlo in un centro urbano ordinato e monumentale, l’antica abbazia costituiva ancora il cuore simbolico e architettonico dell’insediamento.

È proprio questa continuità, fatta di sovrapposizioni e trasformazioni, a rendere San Martino al Cimino un luogo unico: una sorta di “città ideale” nata nel tempo, dove ogni epoca ha lasciato il proprio segno senza cancellare del tutto quella precedente.

In parallelo agli incontri, la rassegna ha promosso anche il concorso fotografico amatoriale “Click d’autore: metti a fuoco i tesori nascosti del borgo”, dedicato a raccontare San Martino al Cimino attraverso tre grandi momenti della sua storia: le origini cistercensi, lo splendore seicentesco legato a Donna Olimpia Maidalchini e le trasformazioni del Novecento. Le fotografie potranno essere inviate entro il 31 marzo 2026 tramite il portale www.sanmartinoalcimino.it, mentre la premiazione è prevista per il 21 aprile.

La rassegna “Suggestioni dal Borgo” nasce dunque con l’ambizione di riportare alla luce queste stratificazioni di memoria, restituendo alla comunità e ai visitatori la consapevolezza di trovarsi di fronte non solo a un borgo di straordinaria bellezza, ma a un autentico laboratorio di storia, arte e cultura.