Tuscia – Scuola, boom iscrizioni nei licei. Tecnici in crisi, ma l’Itis Leonardo Da Vinci vola

Tra culle vuote e amori antichi: la nuova “geografia” degli studenti nella Tuscia

VITERBO – C’è un fantasma che si aggira per le aule della Tuscia, e si chiama inverno demografico. Mentre i ragazzi più grandi scelgono il loro futuro, le scuole dell’infanzia guardano a un orizzonte preoccupante: i bambini sono in forte calo. È un effetto domino che, inevitabilmente, busserà alle porte delle scuole superiori negli anni a venire.

Ma oggi, guardando alle iscrizioni per il 2026/2027, qual è la fotografia dei quattordicenni viterbesi? È un’immagine divisa a metà tra il rifugio rassicurante della tradizione e qualche timida scommessa sul futuro.

A Viterbo, il prestigio vince su tutto. I licei storici della città non conoscono crisi: il Classico Buratti, lo Scientifico Ruffini e il Santa Rosa continuano a fare la parte del leone, calamitando studenti sia dal centro che dai paesi limitrofi. Sono le roccaforti inespugnabili dell’istruzione locale. Eppure, la vera sorpresa arriva dall’Itis Leonardo da Vinci. In un momento storico in cui molti istituti professionali e tecnici faticano a trovare appeal, il Da Vinci va in gloriosa controtendenza, registrando un aumento di iscritti. Meno fortunato l’avvio per il professionale Orioli, che incassa una flessione, aggrappandosi però alla sua storica capacità di recuperare studenti in corsa grazie ai trasferimenti ad anno scolastico iniziato.

Se ci spostiamo in provincia, il panorama si fa frastagliato. Alcune eccellenze storiche come l’Agrario di Bagnoregio e l’Alberghiero di Caprarola segnano il passo con un calo di iscrizioni, così come il Colasanti di Civita Castellana. Reggono bene, invece, i poli di Ronciglione (Meucci) e Bassano Romano. Ma la storia più curiosa arriva da Vetralla, che vive un vero e proprio sdoppiamento di personalità scolastica: da un lato, il liceo scientifico tradizionale è in allarme rosso (non arriva a 10 iscritti per le future prime), dall’altro, il suo indirizzo sportivo continua a fare il pieno di consensi, dimostrando come l’offerta debba adattarsi in fretta ai nuovi interessi dei giovani.

Se pensiamo che questa passione per i licei sia solo una fissazione viterbese, ci sbagliamo di grosso. Il Lazio è letteralmente la regione più liceale d’Italia: quasi 7 studenti su 10 (il 69,72%) snobbano tecnici e professionali per rifugiarsi nei licei. Il re indiscusso resta lo Scientifico (scelto da oltre il 21% dei ragazzi), seguito a distanza dal Linguistico, dal Classico e dalle Scienze Applicate.

Mentre la Tuscia si divide tra calo demografico e amori classici, a livello nazionale c’è un dato che fa sorridere il Ministero dell’Istruzione: il boom della filiera tecnologico-professionale quadriennale. Il cosiddetto percorso “4+2” (quattro anni di superiori agganciati a due anni di ITS Academy o Università) ha visto gli iscritti raddoppiare in un solo anno, passando da circa 5.500 a oltre 10.500. Un segnale chiaro che, per molti giovani italiani, l’istruzione deve essere un ponte rapido e solido verso il mondo del lavoro.