TARQUINIA – La vicenda del Bonita Beach Club torna al centro dell’attenzione a pochi mesi dall’ultimo intervento pubblico sulla gestione dello stabilimento. A parlare questa volta sono Marco e Matteo De Mutiis, fratelli e rappresentanti della società Imperial Club, che hanno preso parte al progetto insieme alla società mandataria Arsenale Srl.
I due giovani imprenditori spiegano innanzitutto le motivazioni che li avevano spinti a partecipare al bando per la gestione dello stabilimento comunale.

«L’interesse verso il bando – raccontano – è scaturito dalla voglia di tornare nel luogo dove siamo cresciuti da bambini, portare il nostro spirito imprenditoriale e provare a risollevare lo stabilimento comunale».
Secondo i De Mutiis, l’idea iniziale era quella di offrire un progetto ampio e inclusivo per il litorale tarquiniese. «Volevamo dare un servizio alla città, con servizi H24 e manifestazioni sportive. Avevamo in mente un progetto importante, accogliente per tutti. Volevamo scendere in campo per disegnare una bellissima avventura», spiegano.
Il percorso, tuttavia, non si sarebbe sviluppato come previsto. «Ci siamo ritrovati prima in panchina e poi in tribuna», affermano con una metafora sportiva. La società Imperial Club, infatti, avrebbe avuto un ruolo limitato all’interno della compagine: «La nostra società aveva poteri ridotti che non ci hanno consentito di sviluppare tutto. La società mandataria, la capogruppo, è Arsenale Srl».

Da qui la decisione di intervenire pubblicamente e di chiedere attenzione all’amministrazione comunale, proprietaria del bene. «Cerchiamo attenzione da parte dell’ente pubblico, il Comune, che detiene la concessione e che dovrebbe intervenire. Il nostro intento è stato invitare l’amministrazione a effettuare controlli sul bene pubblico, come semplici cittadini che hanno visto delle cose opinabili e che andrebbero analizzate dai tecnici».
Una presa di posizione che arriva in un contesto già delicato. Come raccontato nei mesi scorsi, lo stabilimento era stato affidato dal Comune a una nuova società con un progetto che avrebbe dovuto rilanciare la struttura dopo importanti investimenti pubblici. Tuttavia, la gestione iniziale si è rivelata problematica, con mancati pagamenti a fornitori e collaboratori e una situazione economica che ha generato un buco stimato attorno ai 250mila euro.
Secondo i fratelli De Mutiis, oggi a preoccupare è soprattutto l’incertezza sulla prossima stagione. «Abbiamo una grande preoccupazione per la riapertura: è tutto nebuloso, nel caos e senza garanzie per fornitori e dipendenti», dichiarano.
La questione riguarda uno degli stabilimenti più frequentati del litorale. «Ci ritroviamo a Tarquinia con uno degli stabilimenti più importanti, frequentato per l’80% da tarquiniesi», sottolineano.

I due imprenditori prendono inoltre le distanze dalla gestione attuale. «Il secondo obiettivo del nostro intervento è prendere le distanze dall’altra parte gestionale, che ha rifiutato ogni proposta avanzata da noi soci mandanti».
Ma a sollevare interrogativi sono anche le condizioni della struttura. I De Mutiis riferiscono di aver effettuato un sopralluogo fotografico circa due settimane fa, da cui emergerebbero diverse criticità: vani aperti e facilmente accessibili, serramenti non chiusi, una porta sostituita con un pannello provvisorio, reti fognarie a vista e cavi elettrici scoperti. Tra gli elementi segnalati anche il pattino dei bagnini lasciato incustodito e parti del soffitto in polistirolo che, secondo loro, potrebbero rappresentare un rischio.
«Le strutture non sembrano pronte alla riapertura e questo crea un’enorme preoccupazione», affermano, precisando però di non voler trarre conclusioni tecniche. «Inseriamo sempre il beneficio del dubbio, perché non siamo tecnici e quindi non possiamo valutare: noi diciamo solo quello che vediamo».
Da qui le due domande finali rivolte direttamente all’amministrazione comunale: «Il Comune cosa ha intenzione di fare? E come potranno riaprire in tempi così brevi strutture che oggi appaiono fatiscenti e non pronte all’apertura?».

