Civitavecchia – Tragedia in via Bramante: Azerina muore nel rogo, poi l’ombra del giallo sul secondo incendio nella notte

CIVITAVECCHIA – Una scia di fuoco e dolore sconvolge via Bramante. Quello che inizialmente sembrava un tragico incidente domestico costato la vita a una donna di 41 anni, si è trasformato nelle ultime ore in un enigma su cui le forze dell’ordine intendono fare piena luce.

Il sacrificio di Azerina

La vittima è Azerina Bajrektarevic, nata nel 1983, rifugiata bosniaca da circa un anno residente al civico 3. Secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del Fuoco e della Polizia, Azerina non sarebbe rimasta intrappolata passivamente: dopo essersi accorta delle fiamme nel pomeriggio di ieri, avrebbe prima allertato i vicini di casa, mettendoli in salvo, per poi compiere un gesto che le è stato fatale.

La donna è infatti rientrata nell’appartamento, forse nel tentativo disperato di recuperare effetti personali o documenti importanti. Una scelta d’impulso che non le ha lasciato scampo: in pochi istanti il fumo denso ha saturato le stanze, facendole perdere conoscenza prima che potesse riguadagnare l’uscita.

Una vita tra fragilità e accoglienza

Azerina non era sola. Faceva parte di un progetto di co-housing della Comunità di Sant’Egidio, un percorso studiato per persone fragili in cerca di autonomia. “Era una boccata d’ossigeno in una vita non semplice”, ricorda con commozione l’assessore ai Servizi Sociali Antonella Maucioni, che la seguiva personalmente come volontaria.

Nonostante le ferite del passato e il supporto del dipartimento di salute mentale, Azerina a Civitavecchia aveva trovato un equilibrio. Un equilibrio spezzato da un incendio le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti.

Il giallo: le fiamme tornano nella notte

Il dramma, però, ha assunto contorni inquietanti nella tarda serata di ieri. Intorno alle 22:30, nello stesso appartamento già devastato e posto sotto sequestro, è divampato un secondo incendio.

A dare l’allarme è stato un vicino del piano inferiore, svegliato da rumori sospetti:

“Ho sentito un forte rumore di vetri rotti, poi ho iniziato a vedere le fiamme e a sentire l’odore acre del fumo”.

L’intervento immediato dei Vigili del Fuoco ha evitato che il rogo si propagasse al resto dello stabile, ma resta il forte interrogativo sulla natura di questo secondo episodio. Cosa ha innescato le nuove fiamme? Un focolaio latente rimasto sotto la cenere o un’intrusione esterna culminata con la rottura dei vetri udita dal testimone?

Indagini in corso

Attualmente la salma di Azerina resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Gli accertamenti autoptici dovranno confermare se il decesso sia avvenuto esclusivamente per inalazione di fumo. Al contempo, Polizia e Carabinieri stanno setacciando l’area di via Bramante alla ricerca di prove che possano collegare i due roghi o spiegare il misterioso incidente notturno.

Una volta liberata la salma, sarà la Comunità di Sant’Egidio a dare l’ultimo saluto ad Azerina, facendosi carico delle esequie per quella “rifugiata sensibile” che, nel momento del pericolo, ha pensato prima ai suoi vicini che a se stessa.