Nuova discarica ad Aprilia: il TAR respinge il ricorso della Tenuta Calissoni Bulgari. Ecco perché il progetto va avanti

APRILIA – Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (sezione staccata di Latina) ha messo un punto fermo sulla lunga controversia legale riguardante la realizzazione della discarica in località Sant’Apollonia, nel Comune di Aprilia.

Con la sentenza n. 00224/2026, i magistrati hanno respinto il ricorso principale presentato dalla Tenuta Calissoni Bulgari s.r.l. e dichiarato inammissibili i secondi motivi aggiunti, confermando la legittimità del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) rilasciato dalla Regione Lazio alla società Frales s.r.l..

L’impianto, destinato a rifiuti non pericolosi, avrà una capacità netta di circa 940.000 metri cubi e sarà suddiviso in tre lotti gestiti in tempi successivi, con l’obiettivo di garantire l’autosufficienza del trattamento rifiuti per l’intero ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Latina.

Il nodo della contaminazione: per il TAR il sito è idoneo

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava la presunta contaminazione dell’area, data la vicinanza con vecchi siti di discarica dismessi. Tuttavia, la sentenza chiarisce che il sito scelto non è direttamente inquinato.

Dagli atti processuali emerge che:

“il sito prescelto per impiantare la discarica di Frales s.r.l. non è direttamente inquinato e neppure è oggetto di un procedimento di bonifica, non essendovi sovrapposizione fisica – ma solo contiguità – tra l’area oggetto di intervento ed i diversi luoghi attinti da pericolo di contaminazione”.

Inoltre, i rilievi di ARPA Lazio hanno dimostrato che la presenza di alcuni metalli (come berillio, vanadio e arsenico) oltre le soglie di legge non è dovuta a inquinamento, ma alla composizione naturale del suolo vulcanico della zona. I carotaggi effettuati nel dicembre 2024 hanno confermato la presenza di “terreni a matrice vulcanica privi di qualsivoglia evidenza circa la presenza di rifiuti”.

Il superamento del dissenso del Comune e della ASL

La Tenuta Calissoni Bulgari aveva contestato il modo in cui la Regione aveva superato il “no” espresso dal Comune di Aprilia e dalla ASL di Latina in sede di Conferenza di Servizi. Il TAR ha però stabilito che la decisione regionale è stata assunta correttamente secondo il criterio delle “posizioni prevalenti”.

I giudici hanno osservato che:

  • Le criticità sollevate dagli enti dissenzienti sono state gestite attraverso l’imposizione di rigide prescrizioni (ben 44 per la compatibilità ambientale e 121 per l’autorizzazione integrata ambientale).

  • In particolare, per l’impatto olfattivo temuto dalla ASL, sono state previste specifiche misure di controllo tecnico-discrezionale.

L’urgenza dell’autosufficienza per l’ATO di Latina

Un elemento determinante per la decisione è stata la situazione critica della gestione rifiuti nella provincia di Latina. Attualmente, l’ATO di Latina non dispone di discariche attive, costringendo al trasferimento dei rifiuti fuori provincia o fuori regione, situazione che ha attirato l’attenzione dell’Unione Europea con una procedura di pre-infrazione.

La sentenza sottolinea che:

“l’autorizzazione della discarica della società controinteressata non è incompatibile con il vigente PRGR [Piano Regionale Gestione Rifiuti] 2019-2025 perché è, allo stato, l’unico modo per attuare l’autosufficienza dell’ATO di Latina, chiudere il ciclo dei rifiuti [e] minimizzare l’estensione territoriale dei flussi in uscita”.

Inammissibilità dei nuovi motivi: informazioni già note

Infine, il TAR ha dichiarato inammissibile il secondo atto di motivi aggiunti presentato dai ricorrenti. Secondo i giudici, le nuove contestazioni (che riguardavano tra l’altro l’assenza di gara pubblica per l’affidamento del servizio) sono state presentate tardivamente, basandosi su informazioni che la Tenuta Calissoni avrebbe potuto conoscere e impugnare molto prima.

Il tribunale ha rilevato che:

“i nuovi motivi aggiunti siano stati presentati in seguito ad una mera valutazione di opportunità conseguente all’esame degli scritti difensivi rassegnati dalle controparti e non perché siano emerse circostanze preesistenti non conosciute né conoscibili in precedenza”.

Con questa sentenza, il progetto da 28 milioni di euro della Frales s.r.l. ottiene la conferma giudiziaria necessaria per procedere, rappresentando una svolta per la logistica dei rifiuti nell’area pontina, nonostante la persistente opposizione delle realtà locali e agricole della zona.

202600224_01