Roma sotto scacco: il “monopolio” di Viterbo e l’incubo rifiuti in strada per AMA. Non è un problema ambientale, è una questione di affari

Viterbo Ambiente incassa circa 30milioni di euro all’anno e detiene quasi il monopolio assoluto dei conferimenti in discarica

Roma è di nuovo sull’orlo del baratro. Mentre il maltempo flagella la Capitale, rendendo ancora più complicate le operazioni di logistica, un “corto circuito” nei flussi di smaltimento rischia di lasciare i sacchetti dell’immondizia a marcire sui marciapiedi per settimane.

Al centro della tempesta c’è il rapporto, sempre più teso, tra AMA e la discarica gestita da Ecologia Viterbo S.p.A. (gruppo Viterbo Ambiente), l’unico vero polmone rimasto al Lazio per accogliere la Frazione Organica Stabilizzata (FOS) prodotta dai TMB romani.

La lettera di AMA: “Scenari critici immediati”

I vertici di AMA hanno inviato una nota urgente alla Regione Lazio, denunciando una “drastica e improvvisa riduzione della disponibilità di conferimento” da parte del sito viterbese. Senza questo sbocco, i TMB di Roma non possono scaricare i residui del trattamento e, di conseguenza, smettono di accettare i rifiuti indifferenziati raccolti dai camion. Il risultato? I mezzi restano pieni, la raccolta si ferma e Roma affoga.

Altro che ambiente: la “favola” dei limiti tecnici

Se ufficialmente si parla di necessità tecniche o ambientali per giustificare il rallentamento dei flussi, la realtà che emerge dietro le quinte è molto diversa. Fonti vicine al dossier suggeriscono che la narrazione della “crisi ambientale” sia, appunto, una favola. La verità sarebbe molto più pragmatica e legata al business.

La discarica di Viterbo è oggi una vera e propria “macchina da soldi”: con una forza lavoro ridotta all’osso (circa 10 unità), l’impianto è in grado di generare incassi da capogiro, stimati in circa 30 milioni di euro l’anno. Parliamo di quasi 100.000 euro al giorno. Un margine di profitto enorme, garantito da una posizione di sostanziale monopolio.

Il piano di espansione: altri 500mila metri cubi

Mentre da un lato si limitano i conferimenti mandando AMA nel panico, dall’altro Viterbo Ambiente gioca d’anticipo per consolidare il proprio dominio. La società ha infatti già presentato una richiesta per un ulteriore ampliamento della discarica, con un nuovo invaso da ben 500.000 metri cubi.

In un Lazio che non riesce a sbloccare nuove discariche nelle altre province e con un termovalorizzatore (quello di Acea a San Vittore del Lazio) che, per quanto efficiente, non è strutturalmente in grado di “digerire” l’intera mole di rifiuti prodotti, Viterbo continua a fare cassetto. La strategia sembra chiara: gestire col contagocce le volumetrie attuali per spingere le istituzioni a concedere nuovi spazi e nuove autorizzazioni.

Roma tra incudine e martello

Per AMA la situazione è disperata. Con il maltempo che rallenta i giri di raccolta e i siti di smaltimento che chiudono i rubinetti, il rischio di vedere i rifiuti a terra “per diverso tempo” è concreto. La Capitale paga anni di mancate decisioni sull’autosufficienza impiantistica, restando ostaggio di dinamiche industriali e commerciali che poco hanno a che fare con il bene dei cittadini.

Se la Regione Lazio non interverrà con fermezza per sbloccare l’impasse o individuare alternative rapide (e costose) fuori regione, i romani si preparano a un’altra stagione di emergenza, mentre a pochi chilometri di distanza c’è chi continua a monetizzare sulla cronica fragilità del sistema.