È morto Bruno Contrada, l’ex 007 nella guerra di mafia e una delle tante vittime della giustizia italiana

Otto anni di carcere ingiusto e un risarcimento che non gli ridiede quello che i giudici gli avevano tolto: la dignità

E’ morto all’età di 94 anni Bruno Contrada. Ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, è stato al centro di una vicenda giudiziaria controversa che ha diviso l’opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti e che ha portato prima a una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (Contrada scontò 8 anni della pena) e successivamente alla revoca della stessa condanna dopo un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani (Cedu) e a un risarcimento per l’ex poliziotto.

Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, guidò anche la sezione siciliana della Criminalpol. Negli anni Ottanta entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire l’incarico di numero due dell’organismo.

Il suo nome è stato al centro di diverse vicende giudiziarie legate ai rapporti tra apparati dello Stato e criminalità mafiosa. Nel 2007 fu condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo aver scontato la pena fino al 2012, nel 2017 la Corte di Cassazione dichiarò ineseguibile la condanna. perché, all’epoca dei fatti a lui contestati, il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro né prevedibile”.

“Dopo la decisione della Corte di giustizia europea e della Cassazione mi è stato restituito tutto da un punto di vista giudiziario, amministrativo e burocratico – raccontò in un’intervista – Ma non mi sono stati ridati otto anni di privazione della mia libertà, la distruzione della mia carriera, l’umiliazione e la devastazione della mia famiglia, oltre che le tante umiliazioni subite. Le ferite morali ricevute, inguaribili e indimenticabili”.