Le foto scattate dai cittadini mostrano un quadro inequivocabile. Sotto un cartello artigianale affisso dai residenti con scritto “Qui no!” e il simbolo del divieto, giacciono sacchi di plastica, bottiglie e scarti di ogni tipo
VITERBO – Oltre i post, oltre i “mi piace” e oltre le dirette della sindaca Chiara Frontini, resta il degrado. In via Saffi, nel cuore pulsante del centro storico viterbese, la battaglia per il decoro sembra essere stata persa. Nonostante gli interventi della Polizia Locale e le sanzioni annunciate con clamore mediatico nei mesi scorsi, la situazione oggi è desolante: un tappeto di rifiuti che assedia la Sala Anselmi (ex Chiesa di Santa Croce dei Mercanti).
Le foto scattate dai cittadini mostrano un quadro inequivocabile. Sotto un cartello artigianale affisso dai residenti con scritto “Qui no!” e il simbolo del divieto, giacciono sacchi di plastica, bottiglie e scarti di ogni tipo. È la prova del nove che le operazioni “tolleranza zero” di inizio anno sono rimaste, per ora, confinate nell’ambito della comunicazione politica. L’effetto deterrente delle multe è svanito, lasciando spazio a quella che i residenti definiscono ormai una vera e propria anarchia urbana.
Il malumore tra chi vive e lavora nella via è palpabile. Le dichiarazioni raccolte sul posto delineano un clima di esasperazione che rischia di sfociare in tensioni sociali: “È venuta qui la sindaca, sono state fatte multe, i residenti hanno messo cartelli e niente, gli zozzoni vincono sempre in questa città. Che dobbiamo fare? Farci giustizia da soli? Dobbiamo rischiare noi una denuncia perché chiunque passa da qui getta i suoi rifiuti?”.
Lo sfogo non è solo una critica al sindaco, ma un grido d’aiuto verso un’amministrazione percepita come negligente verso chi delinque sistematicamente. Non si tratta solo di inciviltà, dicono i commercianti, ma di una mancanza di controllo costante che permetta di colpire chi usa il centro storico come una discarica a cielo aperto.
C’è poi il danno culturale. I rifiuti non sono abbandonati contro un muro anonimo, ma contro la facciata della Sala Anselmi, un immobile di pregio storico che meriterebbe ben altra tutela. Vedere i resti di spazzatura ammassati contro pietre antiche è il simbolo plastico di una città che non riesce a proteggere la propria bellezza.


