Viterbo – Caos a Porta Romana: la Sindaca inventa la “corsia fantasma” e fa cadere i viterbesi in una trappola assicurativa

Dopo il video di Viterboh, che mostra l’incrocio dall’alto, l’errore dell’amministrazione è ancora più evidente e si scontra con il Codice della strada

VITERBO – Da qualche giorno, il nuovo assetto viario dell’incrocio di Porta Romana sta facendo discutere i viterbesi. La rimozione di una corsia per far spazio alla futura pista ciclabile ha sollevato dubbi legittimi, a cui l’amministrazione ha risposto con un video rassicurante. O almeno, questa era l’intenzione. Analizzando le dichiarazioni della Sindaca e confrontandole con il Codice della Strada, emerge infatti un pericoloso cortocircuito legale che rischia di costare caro agli automobilisti.

Le parole della Sindaca: “Unificare” non significa eliminare?

Nel suo intervento video, la prima cittadina mostra un foglio stampato e dichiara in modo categorico: “Non abbiamo eliminato nessuna corsia”.

Eppure, pochi secondi dopo, indicando lo schema della nuova viabilità in cui due corsie precedenti (svolta a sinistra e dritto) sono state fuse in un unico grande blocco, ammette testualmente: “Unificando questo spazio riduciamo le code”.

Qui risiede la prima, macroscopica contraddizione: in urbanistica e per il Codice della Strada, “unificare” due corsie togliendo la linea di mezzeria che le separa significa, di fatto ed ex lege, eliminarne una. Il cartello mostrato nel video disegna due frecce affiancate all’interno dello stesso spazio, suggerendo agli automobilisti di mettersi su due file. Una linea tratteggiata “fantasma” che vive solo sulla carta, ma che sull’asfalto di Porta Romana semplicemente non esiste.

Cosa dice (davvero) il Codice della Strada

L’amministrazione sta chiedendo ai cittadini di applicare una logica fluida del traffico: c’è lo spazio, quindi affiancatevi. Ma la legge italiana non funziona a “occhio”.

Il limite della Corsia Singola: L’Articolo 3, comma 1 (n. 16) del Codice della Strada parla chiaro. Una corsia è definita come una parte della strada “di larghezza idonea a permettere il transito di una sola fila di veicoli”. Se lo spazio, per quanto gigantesco, non è diviso da un’apposita segnaletica orizzontale (le strisce a terra), per la legge quella è una singola corsia.

Il divieto di File Parallele: L’Articolo 144 consente di viaggiare affiancati (la cosiddetta “marcia per file parallele”) solo a precise condizioni: la principale è che le corsie siano fisicamente tracciate a terra.

Senza una linea bianca a dividere le auto dirette in centro da quelle che proseguono dritto, la manovra indotta dal Comune è, a conti fatti, una violazione del Codice.

La trappola assicurativa per i cittadini

Il vero problema di questa “corsia fantasma” non è solo teorico, ma estremamente pratico. L’amministrazione sta di fatto abituando i cittadini a compiere una manovra illegale, mettendoli a rischio ogni giorno.

Cosa succede se, in quel “maxi-spazio unificato”, due auto affiancate si urtano lateralmente o si agganciano con gli specchietti?

I vigili e le perizie: In caso di sinistro, le autorità non potranno far altro che constatare la presenza di un’unica corsia di marcia.

Il conto da pagare: Le compagnie assicurative non guardano i video sui social o i fogli A4 mostrati in telecamera. Guardano la segnaletica orizzontale. In un sinistro laterale all’interno di una corsia singola, l’esito più probabile è un concorso di colpa al 50%, o peggio, il torto marcio a chi si trovava più a sinistra (poiché l’Art. 143 impone di tenere la destra).

Una soluzione a costo (quasi) zero

La fluidità del traffico è un obiettivo lodevole, ma non può e non deve prescindere dalla sicurezza e dalla tutela legale dei cittadini. Per risolvere questo pasticcio burocratico basterebbe pochissimo: un barattolo di vernice bianca per tracciare una linea tratteggiata di pochi metri, sdoppiando formalmente e legalmente il “maxi-spazio” in due corsie distinte.

Finché quel tratto di vernice non comparirà sull’asfalto, gli automobilisti viterbesi che si affiancano a Porta Romana lo faranno a loro esclusivo rischio e pericolo, indotti in errore da chi dovrebbe garantire la corretta applicazione delle regole.