Roma – Becciu, processo da rifare. La Corte d’Appello vaticana decreta la “nullità relativa” del giudizio di primo grado

I giudici di secondo grado hanno chiesto la “rinnovazione del dibattimento” nel procedimento che vede il cardinale tra gli imputati

ROMA – Processo al cardinale Angelo Becciu da rifare ma non da zero. La Corte d’Appello vaticana ha dichiarato oggi, martedì 17 marzo, la “nullità relativa” del procedimento di primo grado che vedeva il porporato tra gli imputati.

La Corte d’Appello, si legge nell’ordinanza, “non dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti”.

I giudici ordinano nel dettaglio “la rinnovazione del dibattimento; all’ufficio del Promotore di giustizia di depositare in Cancelleria, entro il 30 aprile 2026 tutti gli atti e i documenti i del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale” concedendo tempo alle parti “fino al 15 giugno per esaminare documenti nonché per preparare le prove a difesa”. Il 22 giugno alle 9 si tornerà in Aula solo per fissare il calendario delle udienze successive.

Difesa Becciu: “Soddisfatti”

“Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto”. Lo sottolineano i difensori del card. Angelo Becciu, gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.

Difesa Tirabassi: “Decisione storica”

“La storica decisione della Corte d’Appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo”.

Lo sottolineano gli avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi tra gli imputati insieme a Becciu. “Infatti – osservano – tutti gli atti di indagine, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare ad una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria”.