TARQUINIA – Niente da fare: Tarquinia non sarà Capitale italiana della Cultura 2028. A conquistare il titolo è stata Ancona.
L’ufficialità è arrivata nella mattinata di oggi, mercoledì 18 marzo, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, in via del Collegio Romano.

“È stato uno splendido viaggio nella cultura italiana – ha dichiarato il presidente della commissione, Davide Maria Desario -. Abbiamo valutato i dossier, ci siamo confrontati, discusso e portato avanti le linee guida del bando. Il nostro lavoro è stato difficilissimo per il successo crescente dell’iniziativa che, quest’anno, ha registrato un significativo aumento della qualità delle candidature. Le città hanno mostrato visione, capacità manageriali e grande attenzione alla valorizzazione del territorio. Sono l’esempio del perché il nostro Paese è invidiato in tutto il mondo”.
“Grazie al rapporto con la creatività e con il tessuto sociale dei territori sono stati sviluppati progetti di assoluto valore – ha aggiunto il ministro Alessandro Giuli -. Il vincitore è uno solo, ma arrivare fin qui rappresenta già un traguardo importante, non solo morale e simbolico. Si tratta di progetti rilevanti che non andranno dispersi”.
Il dossier di Ancona, come evidenziato durante la proclamazione, propone un modello di valorizzazione culturale solido e coerente, con un programma di eventi interdisciplinare e una strategia di investimento ben strutturata. Apprezzata anche l’integrazione tra sistemi culturali e operatori del territorio, così come l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea e il coinvolgimento attivo degli enti locali e dei giovani. Il giudizio complessivo è stato definito “eccellente”.

In corsa per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 c’erano dieci città: Anagni (FR) con il dossier “Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce”, Ancona con “Ancona. Questo adesso”, Catania con “Catania continua”, Colle di Val d’Elsa (SI) con “Colle28. Per tutti, dappertutto”, Forlì con “I sentieri della bellezza”, Gravina in Puglia (BA) con “Radici al futuro”, Massa con “La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia”, Mirabella Eclano (AV) con “L’Appia dei popoli”, Sarzana (SP) con “L’impavida. Sarzana crocevia del futuro” e Tarquinia (VT) con “La cultura è volo”.
Il progetto presentato dal Comune di Tarquinia era incentrato sulla civiltà etrusca e puntava su una strategia condivisa: non una candidatura isolata, ma un sistema territoriale ampio, con Tarquinia capofila di una rete che coinvolgeva diversi comuni della provincia di Viterbo – tra cui Barbarano Romano, Blera, Montalto di Castro e Monte Romano – e della provincia di Roma, come Allumiere, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Santa Marinella e Tolfa.
L’obiettivo era quello di dar vita a una vera e propria “città diffusa”. Un traguardo che, almeno per questa edizione, resta però sfumato.

