Addio a Umberto Bossi, il “senatur” fondatore della Lega si è spento all’età di 84 anni

Se n’è andato l’uomo che ha cambiato per sempre i connotati della politica italiana, portando il “Vento del Nord” nei palazzi romani

ITALIA – Si è spento nella prima serata di oggi, giovedì 19 marzo, all’ospedale di Circolo di Varese, Umberto Bossi, l’uomo che ha cambiato per sempre i connotati della politica italiana, portando il “Vento del Nord” nei palazzi romani. Il fondatore della Lega, che aveva compiuto 84 anni lo scorso settembre, è deceduto a seguito di un improvviso aggravamento delle sue condizioni di salute, già rese precarie da anni di battaglie contro la malattia, iniziate con quel drammatico ictus che lo colpì nel marzo del 2004. Accanto a lui, negli ultimi istanti, i familiari più stretti, tra cui la moglie Manuela Marrone e i figli, che lo hanno assistito nella sua residenza di Gemonio prima del definitivo ricovero.

La sua parabola politica è stata un’epopea travolgente, nata tra le nebbie della provincia varesina e culminata ai vertici dello Stato. Nato a Cassano Magnago nel 1941, dopo una gioventù eclettica tra studi di medicina mai conclusi e una breve parentesi come cantautore con lo pseudonimo di Donato, Bossi trovò la sua vera vocazione nell’autonomismo. L’incontro folgorante con Bruno Salvadori, leader dell’Union Valdôtaine, lo spinse a fondare nel 1984 la Lega Autonomista Lombarda. Fu l’inizio di una rivoluzione: nel 1987 entrò in Senato come unico rappresentante del movimento, guadagnandosi il soprannome che lo avrebbe accompagnato per sempre, il “Senatùr”. Con il suo linguaggio diretto, a tratti ruvido, e slogan iconici come “Roma ladrona”, Bossi seppe intercettare il malcontento del settentrione produttivo, trasformando un movimento locale nella Lega Nord, capace di scardinare il sistema dei partiti tradizionali durante gli anni di Tangentopoli.

Fondamentale fu il suo contributo alla nascita del centrodestra moderno: l’alleanza del 1994 con Silvio Berlusconi segnò l’ingresso della Lega nelle stanze del governo, dove Bossi avrebbe ricoperto ruoli di primo piano come Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione. Nonostante i rapporti spesso turbolenti con gli alleati e la celebre rottura del 1994 che portò alla caduta del primo governo Berlusconi, il “capo” è rimasto per decenni il punto di riferimento indiscusso del popolo leghista, il “Padreterno” di Gemonio capace di guidare i suoi militanti dalle rive del Po fino alle vette del potere nazionale. Anche dopo il passo indietro del 2012, seguito alle inchieste giudiziarie che avevano coinvolto il partito, e la nomina a Presidente a vita, la sua figura ha continuato a esercitare un’influenza magnetica, pur non nascondendo, negli ultimi anni, profonde divergenze con la svolta sovranista e nazionale impressa da Matteo Salvini.

Le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere, segnando un momento di unanime riconoscimento per l’impatto storico della sua figura. Matteo Salvini ha espresso un dolore profondo, definendolo “un maestro, un combattente, un uomo che ha insegnato a milioni di persone a camminare a testa alta per la propria terra”. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha reso omaggio a un “protagonista assoluto della storia repubblicana, un avversario leale e un alleato tenace che ha saputo dare voce a istanze profonde del Paese”. Anche dalle opposizioni è arrivato il cordoglio per la scomparsa di un leader che, pur nelle asprezze dello scontro, ha ridefinito la geografia politica dell’Italia. Con Umberto Bossi scompare l’ultimo grande capopopolo della Seconda Repubblica, un uomo che, tra ampolle d’acqua del Po e battaglie per il federalismo, ha costretto l’intera nazione a guardare verso nord.