Civitavecchia – Discarica di Crepacuore: tra condanne per corruzione e l’ombra della vendita ad Acea

CIVITAVECCHIA – Il dossier sull’ampliamento della discarica di Fosso Crepacuore si arricchisce di nuovi, inquietanti capitoli. Mentre la Mad Srl preme per l’attivazione del nuovo bacino FC4, l’iter amministrativo si intreccia inevitabilmente con le cronache giudiziarie che hanno travolto la proprietà e con indiscrezioni di mercato che vedrebbero un clamoroso cambio di mano all’orizzonte.

Il “Sistema” condannato: 6 anni a Lozza e Tosini

L’istanza di ampliamento arriva su un tavolo ancora scottante. Lo scorso anno, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza di primo grado pesantissima che ha confermato l’esistenza di un asse illecito tra il settore pubblico e quello privato dei rifiuti.

  • Le condanne: L’imprenditore Valter Lozza (proprietario della Mad) e l’ex direttrice del settore Ambiente della Regione Lazio, Flaminia Tosini, sono stati condannati a 6 anni di carcere. Una pena superiore persino ai 4 anni sollecitati dalla Procura.
  • I reati: Corruzione, concussione e turbativa d’asta. Secondo i giudici, il rapporto tra i due non era solo professionale, ma un vero e proprio scambio di favori volto a pilotare le autorizzazioni.
  • Le società: Anche la Mad Srl e la Ngr Srl sono state colpite ai sensi del decreto 231/2001, con sanzioni pecuniarie per illecito amministrativo.

Questa vicenda, che nel marzo 2021 portò entrambi agli arresti domiciliari, rappresenta il “peccato originale” che oggi grava sulla credibilità tecnica di ogni nuova richiesta di ampliamento.

La strategia dietro il bacino: l’ipotesi Frosinone-Acea

Perché insistere sull’ampliamento a Civitavecchia proprio ora? Dietro le manovre della Mad Srl si staglierebbe un’operazione di più ampio respiro. L’ipotesi, sempre più concreta, è che Lozza stia cercando di rendere appetibile il proprio asset per venderlo ad Acea.

Al centro della trattativa ci sarebbe la discarica di Frosinone, attualmente ferma. L’ottenimento di nuove volumetrie a Civitavecchia (il bacino FC4) aumenterebbe il valore complessivo della società in vista di una cessione del “pacchetto rifiuti” al colosso multiservizi capitolino. Un’operazione finanziaria che, se confermata, trasformerebbe il territorio di Civitavecchia in una pedina di scambio per risolvere i contenziosi e i blocchi produttivi della provincia ciociara.

Il muro del territorio: ASL e Comune dicono “NO”

Mentre la politica e i tribunali osservano le manovre societarie, i pareri tecnici locali restano fermamente contrari:

  • ASL Roma 4: Ha già espresso parere sfavorevole, evidenziando come l’aumento dei conferimenti e del traffico pesante peggiorerebbe un quadro sanitario già sotto pressione.
  • Comune di Civitavecchia: Il sindaco Piendibene e l’assessore Giannini hanno ribadito l’assoluta incompatibilità del progetto con la tutela ambientale.

“Non possiamo accettare che si continui a pianificare sulla pelle di Civitavecchia, specialmente quando le autorizzazioni passate sono state oggetto di condanne penali per corruzione,” filtra dagli ambienti comunali.

Trenta giorni per le osservazioni

Con la pubblicazione della documentazione e delle controdeduzioni della Mad, scattano i 30 giorni per la presentazione delle osservazioni da parte del pubblico. Sarà questo l’ultimo argine prima della Conferenza dei Servizi, dove la Regione Lazio dovrà decidere se autorizzare un progetto proposto da un soggetto condannato in primo grado per aver corrotto proprio i vertici dell’ufficio che deve emettere il verdetto.