CASSINO – Esiste un limite sottile tra la presunzione di innocenza e l’opportunità politica, un confine che Rossella Chiusaroli sembra aver smarrito nei corridoi del potere ciociaro. Mentre la magistratura stringe le maglie attorno alla gestione della XV Comunità Montana Valle del Liri, la domanda che sorge spontanea non riguarda solo i codici penali, ma l’etica del comando.
L’inchiesta sulla Comunità Montana: l’ombra della truffa
L’ultima tegola, piovuta proprio in questo 2026, vede la Chiusaroli indagata per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per altre vicende legate al personale in servizio presso la struttura. Al centro dell’indagine della Procura di Cassino ci sarebbe, secondo indiscrezioni, la gestione degli appalti per il “censimento degli alberi monumentali”, un incarico che – secondo le ipotesi accusatorie – sarebbe stato affidato con modalità tutt’altro che trasparenti.
Il GIP ha già prorogato le indagini: un segnale inequivocabile che il materiale raccolto scotta. Eppure, Rossella Chiusaroli resta inchiodata alla sedia di Commissario.
Perché non si dimette? In un Paese normale, un dirigente pubblico indagato per truffa nello svolgimento delle sue funzioni farebbe un passo indietro per evitare che la sua presenza possa inquinare le prove o, peggio, prestarsi all’ipotesi di reiterazione del reato. Restare al comando in questa fase non è un atto di forza, ma una sfida aperta alle istituzioni e al buonsenso.
Il caso della sorella e lo scandalo “Luna Viola”
Ma il quadro è ancora più fosco se si allarga lo sguardo alla famiglia. Lo scorso anno, l’operazione “Luna Viola” ha travolto la sorella, Diletta Chiusaroli, coinvolta in un presunto giro di mazzette e corruzione per i corsi TFA Sostegno all’Università di Cassino. Uno scandalo che ha umiliato il mondo accademico e ferito centinaia di aspiranti docenti. Nonostante il recente reintegro tecnico, il peso morale di quell’indagine resta un macigno sulla credibilità del “famiglia” Chiusaroli. Un capitolo giudiziario tutt’altro che concluso.
Forza Italia: il coordinamento che non si ferma
E qui arriviamo al cuore politico della vicenda. Rossella Chiusaroli non è solo una burocrate: è la Coordinatrice Provinciale di Forza Italia.
In un momento in cui il partito avrebbe bisogno di trasparenza e rinnovamento, la segretaria sceglie la linea del fortino. Nessuna autosospensione, nessun passo di lato. La mancata decisione di lasciare il coordinamento provinciale è uno schiaffo agli elettori. Come può una figura indagata per truffa e circondata da scandali familiari guidare con autorevolezza i tavoli politici della coalizione?
Se Rossella Chiusaroli ha davvero a cuore il bene del territorio e del suo partito, dovrebbe lasciare immediatamente l’incarico alla Comunità Montana e autosospendersi dal ruolo politico. Continuare a gestire risorse pubbliche sotto il peso di un’indagine è un azzardo che la provincia di Frosinone non può permettersi. La magistratura farà il suo corso, ma la dignità politica non può aspettare i tempi dei tribunali.
Presunzione di innocenza. Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

