Tarquinia, l’amministrazione fantasma: il naufragio politico di Sposetti tra sogni infranti e urne amare

TARQUINIA – C’è un limite oltre il quale il silenzio smette di essere “prudenza istituzionale” e diventa evanescenza. Per Francesco Sposetti e la sua giunta, quel limite è stato ampiamente superato.

Nel giro di pochi giorni, Tarquinia ha incassato due sberle politiche di proporzioni storiche che tracciano il profilo di un’amministrazione non solo in affanno, ma tragicamente impalpabile.

Dal Sogno Ancona alla realtà del declino

La prima ferita, ancora aperta, è quella della Capitale Italiana della Cultura 2028. La vittoria di Ancona non è stata solo una sconfitta tecnica, ma il simbolo di un’incapacità progettuale cronica. Mentre le altre città correvano con dossier solidi e una visione di futuro, Tarquinia si è presentata al traguardo con il fiato corto, vittima di una guida che sembra vivere in un perenne stato di torpore. Perdere un’occasione del genere significa condannare il territorio all’irrilevanza turistica e culturale per i prossimi anni. Ma il peggio doveva ancora venire.

Il paradosso Tarquinia: unici in Italia a perdere nel giorno della vittoria

Il risultato del referendum sulla giustizia è il capolavoro (al contrario) del Partito Democratico locale e della coalizione di centrosinistra. Mentre in tutta Italia il “No” festeggia una vittoria schiacciante, a Tarquinia si consuma un caso unico nazionale: il “Sì” vince, seppur di misura, infliggendo a Sposetti una batosta politica senza precedenti.

Come è possibile che una città governata dal centrosinistra voti contro la linea nazionale del proprio partito e contro la volontà del proprio sindaco? La risposta è brutale: scollamento totale.

  • Sposetti è solo: Il voto di Tarquinia non è stato un voto sulla giustizia, ma un voto su Sposetti. Un “Sì” di protesta contro un’amministrazione che in due anni non ha lasciato traccia, se non quella di una gestione ordinaria e priva di smalto.
  • Il PD è un fantasma: La coalizione che dovrebbe sostenere il sindaco appare svuotata, incapace di mobilitare le basi e di comunicare con un elettorato che, alla prima occasione utile, ha deciso di mandare un segnale di rottura.

L’era dell’impalpabilità

Parlare di Sposetti oggi significa descrivere un sindaco che “c’è ma non si vede“. Una figura che sembra subire gli eventi anziché governarli. Questo è stato evidente anche ieri quando si è recato a votare in compagnia della moglie ignorato, o quasi, dai suoi stessi concittadini.

La sconfitta referendaria è il “De Profundis” su una luna di miele mai veramente decollata. Se il buongiorno si vede dal mattino, il tramonto di questa amministrazione rischia di essere lunghissimo e agonizzante.

“A Tarquinia il centrosinistra è riuscito nell’impresa impossibile: perdere una partita che il resto del Paese ha vinto. È il segnale inequivocabile di una guida che ha perso la bussola e, cosa ancor più grave, la fiducia dei suoi cittadini.”

Un bivio inevitabile

Oggi Sposetti è l’unico sindaco di centrosinistra in Italia a non poter gioire. È l’uomo solo al comando di una nave che imbarca acqua da ogni lato. La domanda che i cittadini si pongono non è più “cosa farà il sindaco”, ma “se il sindaco si è accorto di cosa sta succedendo fuori dal palazzo”.

Tarquinia non può permettersi un altro triennio di immobilismo e di figure barbine sui tavoli nazionali. Se questa è la “nuova stagione” promessa due anni fa, è tempo di ammettere che l’autunno è arrivato con un anticipo devastante.