Molti stand appaiono simili tra loro, con merce considerata da alcuni visitatori poco distintiva e facilmente reperibile altrove. Cambia tutto con artigianato e prodotti tipici, ma servono altri venditori per far rinascere la fiera
VITERBO – Il sole accompagna la fiera dell’Annunziata e riporta tra le vie del centro una buona affluenza fin dalle prime ore della giornata. Un colpo d’occhio che, almeno in apparenza, restituisce vitalità a uno degli appuntamenti più attesi dai viterbesi, ma che sotto la superficie racconta anche un cambiamento profondo.
Tra i visitatori c’è chi continua a vivere la fiera come un momento irrinunciabile: “Una bella giornata per fare una passeggiata, la fiera dell’Annunziata resta per molti di noi una tradizione irrinunciabile anche se notiamo come siano decisamente cambiati i tempi da una decina di anni a questa parte”, raccontano alcuni cittadini presenti lungo il percorso.
E il cambiamento è evidente soprattutto nella composizione e nella distribuzione delle bancarelle. Meno espositori rispetto al passato e intere zone rimaste vuote – da via Cairoli a via Matteotti, passando per piazza del Sacrario – restituiscono l’immagine di una fiera più ridimensionata. Un’evoluzione che non passa inosservata neanche tra gli operatori.
Allo stesso tempo, però, c’è chi legge segnali incoraggianti. “La fiera quest’anno è decisamente buona, molto meglio degli scorsi anni. Sarà complice il bel tempo, ma anche la riorganizzazione sembra aver giocato. Più compatta, meno zone vuote tra una piazza e l’altra e un felice arricchimento per piazza del Comune, con proposte bio e il mercatino artigianale da Porta Romana a piazza Fontana Grande”, spiegano alcuni commercianti.
Proprio l’artigianato emerge come uno degli elementi più apprezzati. Le bancarelle di qualità, tra prodotti fatti a mano, pelle, antiquariato e abbigliamento più ricercato, risultano tra le più frequentate e quelle che fanno registrare i migliori affari. Un segnale chiaro, secondo molti, di quale potrebbe essere la direzione futura: meno quantità e più selezione.
Resta invece invariato un grande classico: la porchetta, che continua a dominare tra le preferenze dei visitatori e si conferma uno dei simboli gastronomici della fiera, capace da sola di attirare file e curiosi.
Non mancano però le criticità. Molti stand appaiono simili tra loro, con merce considerata da alcuni visitatori poco distintiva e facilmente reperibile altrove, spesso a basso costo. Un aspetto che alimenta una riflessione più ampia sul futuro della manifestazione.
In tanti, infatti, sottolineano come la fiera abbia bisogno di una vera e propria rinascita. I tempi sono cambiati e il modello tradizionale del grande mercato diffuso sembra non bastare più. Le proposte più apprezzate – artigianato, prodotti di qualità e format già sperimentati con successo, come quello degli ambulanti di Forte dei Marmi – indicano una possibile strada per rilanciare un evento che resta nel cuore della città, ma che oggi è chiamato a reinventarsi per continuare a vivere.


