Lavorazione della canapa sulle rive del Lago di Bolsena, verso la tutela dell’area archeologica

Produzione che per anni ha tenuto in piedi l’economia dei paesi lacuali, tradizione storica emersa dalle acque, che oggi la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale ha deciso di sottoporre a vincolo

SAN LORENZO NUOVO – Muri a secco e pali infissi in un’area sommersa a pochi metri dalla riva   del lungolago di San Lorenzo Nuovo. Parliamo di  numerose le strutture rettangolari utilizzate come vasche per la lavorazione della canapa tessile  fino agli anni 1950.
Perlustrate dal Servizio di Archeologia Subacquea nel 2023 quando il livello del lago era particolarmente basso, tale da averle rese evidenti a ridosso della spiaggia e in alcune vedute aeree, la Sovrintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale ha deciso di intraprendere un percorso che ne tuteli la conformazione e il significato.
La lavorazione della canapa era un processo antico e complesso che trasformava gli steli della Cannabis sativa in fibre tessili resistenti, attraverso fasi di raccolta, macerazione, stigliatura, pettinatura e filatura.
In particolare i fasci venivano immersi in acqua per 2–3 settimane in fosse o vasche per separare la parte legnosa interna dalla fibra esterna.
Oggi questo ciclo tradizionale è oggetto di recupero culturale e di rinnovato interesse, un sito industriale archeologico di cui parlerà il dott. Simone Falqui, archeologo medievista e subacqueo con una tesi di specializzazione presso l’Università di Siena dal titolo “La produzione della canapa a San Lorenzo Nuovo sul lago di Bolsena. Dalla produzione tessile al vincolo archeologico” di prossima discussione.
Un vincolo necessario per tutelare un’area di estremo interesse ed evitare che porzioni di esso vengano smontate o asportate, oltre ad essere propedeutico alla messa in sicurezza di alcune parti anche tramite segnalazioni adeguate per i bagnanti o natanti.
E’ la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale stessa a ringraziare per la collaborazione l’Aliquota Carabinieri subacquei di Roma e la Motovedetta dei Carabinieri di stazione a Bolsena.