Fascicolo Santa Palomba: l’ombra del “sistema Tosini” sulla gestione rifiuti di Roma

Dalle indagini giornalistiche di Etrurianews, Fatto Quotidiano e Report al registro degli indagati: l’inchiesta sulla compravendita dei terreni di AMA svela un potenziale danno erariale milionario e riaccende i riflettori sulla gestione della “frazione secca”

ROMA – L’inchiesta della Procura di Roma sulla compravendita dei terreni di Santa Palomba, destinati alla realizzazione del termovalorizzatore capitolino, ha segnato il passaggio definitivo dal rilievo contabile alla fattispecie penale. L’ipotesi di reato è truffa ai danni dello Stato.

Al centro del fascicolo, coordinato dall’aggiunto Giuseppe De Falco e dalla pm Rosalia Affinito, figurano Daniele Pace (nella foto), all’epoca presidente di AMA, e il tecnico della società Intellera, incaricato della stima dell’area. Parallelamente, la magistratura contabile ha già notificato 14 “inviti a dedurre” per un ipotizzato danno erariale che oscilla tra i 3 e i 4 milioni di euro.

Il nucleo del vulnus giudiziario risiede nella vertiginosa impennata del valore del terreno in pochi mesi:

Agosto 2022: La “Immobiliare Palmiero” sigla un preliminare con la “For.Edil” per la vendita del terreno a 4 milioni di euro. L’atto viene regolarmente trascritto, rendendo il prezzo di mercato conoscibile a terzi.

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Settembre-Novembre 2022: AMA affida la perizia di congruità a Intellera, che valuta l’area 7,46 milioni di euro.

24 Novembre 2022: AMA perfeziona l’acquisto al prezzo raddoppiato rispetto al preliminare di pochi mesi prima.

Le ammissioni di Daniele Pace (dicono sia stato un fiume in piena) durante l’interrogatorio rappresentano, per gli inquirenti, la “pistola fumante” della consapevolezza: «Sì, lo sapevamo… sapevamo che il prezzo fosse più basso rispetto a quello pagato da noi».

Daniele Pace

Secondo la Procura, la municipalizzata avrebbe deliberatamente ignorato il valore di mercato reale, schermandosi dietro una perizia tecnica ritenuta sovrastimata per giustificare l’esborso.

Questa indagine non nasce nel vuoto, ma arriva a quattro anni di distanza dalle prime denunce giornalistiche di Etrurianews, poi riprese da Il Fatto Quotidiano e Report. La vicenda si inserisce in un contesto gestionale che ha già visto il crollo di figure apicali, come l’ex dirigente regionale Flaminia Tosini, colpita da ordinanza di custodia cautelare e condannata in primo grado per corruzione.

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Le risultanze giudiziarie a carico della Tosini avevano già evidenziato un modus operandi volto a favorire un “cartello” di impianti privati (Ecosystem, CSA, Porcarelli), convogliando i flussi di AMA verso siti spesso non a norma o operanti in regime di deroga. Il sospetto degli inquirenti è che la gestione dell’area rifiuti laziale sia stata per anni asservita a interessi particolari, piegando le procedure amministrative per saturare gli impianti degli “amici”, a scapito della trasparenza e del risparmio pubblico.

Le Evidenze: Estrapolazione delle Intercettazioni (caso Tosini)

Alla luce di questa nuove indagine assumono un “ascolto” diverso le intercettazioni fatti nella maxi inchiesta Tosini-Lozza.

Di seguito si riportano i passaggi salienti delle intercettazioni tra Flaminia Tosini e i vertici di AMA (tra cui l’ex AD Zaghis e il dirigente Piacentini). Dall’analisi dei testi emerge la strategia della Tosini per favorire gli impianti Ecosystem e CSA, nonostante i limiti tecnici legati al trattamento dell’organico e le pressioni della polizia giudiziaria.

Il favoreggiamento degli impianti Ecosystem e CSA

Stefano Zaghis

In questo passaggio, Tosini spinge affinché AMA saturi la capacità di Ecosystem e CSA, presentandoli come “riserve di emergenza” sicure, nonostante la loro natura tecnica (impianti TM senza stabilizzazione organica) rendesse difficile il conferimento del rifiuto indifferenziato di Roma.

TOSINI: «…si sono fondamentalmente creati due impianti che sono… veri e propri, che sono ECOSYSTEM e CSA, che prendono per come sono strutturati questi impianti, la frazione secca… loro hanno dei quantitativi limitati…»

ZAGHIS: «…bisogna verificare con loro che ci devono garantire che… siamo sempre sotto soglia [di organico]…»

TOSINI: «Si, questo lo fanno… guardi, sono stressati tutte e due perché hanno la polizia sempre che li controlla… il problema vostro è che potreste usufruire di maggiori quantitativi perché tra l’altro sono impianti abbastanza stabili… il problema è che non riuscite a dargli tutto quello che loro potrebbero prendere… dobbiamo cercare di saturare questo impianto.»

La consapevolezza dei rischi legali e l’abuso d’ufficio

La Tosini dimostra di conoscere perfettamente il confine della legalità, ammettendo che il privilegio concesso a determinati impianti è la causa dei suoi numerosi avvisi di garanzia.

TOSINI: «…conosco perfettamente il rischio, basta che tu per un qualsiasi motivo fai pensare di privilegiare un impianto piuttosto che un altro, ecco che ti becchi un abuso di ufficio come se niente fosse… io ho nove avvisi di garanzia, quindi guadagno bene però insomma alla fine li spendo tutti in avvocato.»

Agli atti dell’inchiesta emerge con chiarezza come la gestione dei flussi di rifiuti nel Lazio non fosse solo orientata a favorire un “cerchio magico” di aziende (Ecosystem, CSA, Porcarelli), ma mirasse attivamente a isolare e danneggiare i competitor ritenuti “ostili” o non allineati al sistema di potere della Regione.

Il bersaglio principale di questa strategia di contrasto era la Rida Ambiente di Aprilia, di proprietà dell’imprenditore Fabio Altissimi. Le intercettazioni mostrano come la Tosini utilizzasse il proprio potere ispettivo e autorizzativo come un’arma per bloccare l’operatività dell’impianto pontino.

Fabio Altissimi – Rida Ambiente

Tosini descrive Rida Ambiente non come un fornitore di servizi, ma come un avversario giudiziario da cui difendersi, ammettendo che le azioni della società hanno messo in crisi gli equilibri regionali.

TOSINI: «…ci stanno questi fuochi incrociati che nascono da situazioni diverse, c’è un impianto che è Rida Ambiente di Aprilia che ci ha fatto condannare per trovare la questione degli impianti e ha fatto riconvocare una udienza d’urgenza tra venti giorni… quindi la situazione è particolarmente… spaventosa in generale.»

TOSINI: «Questa è già la seconda sentenza di ottemperanza… ci hanno già condannato prima, quindi dobbiamo farla… non è… questa è Rida… che vuole la discarica.»

L’Isolamento di Mercato: “Nessuno gli prende i rifiuti”

Il punto più critico emerge quando la Tosini rivendica con soddisfazione il fatto che Rida Ambiente sia stata tagliata fuori dal circuito dello smaltimento regionale. Senza una discarica dove conferire gli scarti, l’impianto è destinato al blocco tecnico.

TOSINI: «…nessuna discarica sta così perché nessuna discarica del Lazio gli prende i rifiuti [a Rida Ambiente]… solamente Colleferro glielo prendeva… ne Viterbo, ne MAD glielo prende… ma giustamente perché…»

PIACENTINI: «E adesso? Non sa più dove metterli…»

TOSINI: «Esatto… quindi non può più introitare i rifiuti perché non ha dove conferirli… quindi… insomma… la situazione è complessa.»

La Gestione “discrezionale” delle Discariche

Valter Lozza

Tosini chiarisce che la decisione su chi può o non può conferire in discarica risponde a logiche di potere personale e amministrativo, definendo chi debba “sopravvivere” nel mercato.

TOSINI: «Come direbbe qualcuno, io le discariche le faccio… chi c’è, c’è… la sua [di Rida] non c’è di discarica.»

TOSINI: «…in quel caso, quindi lui [Rida] ha bisogno di una discarica, io entro 180 giorni gli devo dare una discarica… si possono fare tante cose… insomma ma è complicato… è abbastanza complicato.»

Dalle parole della dirigente emerge un uso distorto della funzione pubblica:

  • Asimmetria di trattamento: Mentre per Ecosystem e CSA la Tosini si adopera per trovare “deroghe” (pur sapendo che non sono impianti a norma per l’organico), per Rida Ambiente applica il massimo rigore ispettivo e sanzionatorio.
  • L’arma del codice 191212: La contestazione sul codice del rifiuto (frazione secca da trattamento meccanico) viene utilizzata come pretesto per impedire l’accesso alle discariche regionali, di fatto strozzando l’attività economica di Rida.
  • Rappresaglia istituzionale: Il riferimento alle condanne subite dalla Regione Lazio a causa dei ricorsi di Rida suggerisce che l’atteggiamento della Tosini fosse una forma di ritorsione per l’attività legale intrapresa dall’azienda di Aprilia a tutela dei propri interessi.

Le intercettazioni confermano un clima di “equilibrio delicatissimo” dove la dirigente regionale fungeva da arbitro interessato dei flussi, orientando AMA verso soggetti privati specifici.

Come mai queste intercettazioni non sono state oggetto di stralcio da parte della Procura di Roma che ha mostrato indulgenza verso un sistema che poi si è vista costretta ad affrontare nel caso del nuovo termovalorizzatore di Roma?

L’attuale inchiesta su Santa Palomba sembra essere l’ennesimo capitolo di una gestione dei rifiuti romana dove il prezzo pagato dalla collettività — sia in termini ambientali che economici — è stato sistematicamente alterato a favore di interessi privati e speculazioni immobiliari.