I pm capitolini gli contestano di aver esposto “consapevolmente” nel bilancio della società “fatti materiali rilevanti non corrispondenti al vero”. Il legame dei Maccanico con la Tuscia
ROMA – Si apriranno il prossimo 23 giugno le porte dell’aula per l’udienza preliminare a carico di Nicola Maccanico, ex amministratore delegato di Cinecittà spa.
L’ex manager è chiamato a rispondere dell’accusa di false comunicazioni sociali nell’ambito di un fascicolo della Procura di Roma che punta il faro sulla gestione contabile degli storici studi cinematografici.
L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Giorgio Orano con il coordinamento dell’aggiunto Giuseppe Cascini, vede coinvolto in concorso anche Claudio Ranocchi, all’epoca dirigente responsabile della redazione dei documenti contabili. Per entrambi i magistrati hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio.
Le contestazioni sul bilancio 2022
Secondo le indagini delegate alla Guardia di Finanza, i due indagati avrebbero inserito «consapevolmente» nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2022 elementi non veritieri, tali da «indurre altri in errore». Nello specifico, l’accusa sostiene che siano stati indicati ricavi fittizi per circa 2,4 milioni di euro.
L’operazione sarebbe avvenuta su due fronti: da una parte l’iscrizione di un ricavo da 1,7 milioni che spettava in realtà all’esercizio 2023; dall’altra la mancata contabilizzazione di una nota di credito da 662 mila euro relativa al 2022. Questo avrebbe permesso di esporre un utile di 1,8 milioni di euro del tutto inesistente, nascondendo una perdita reale superiore ai 500 mila euro.
Il “buco” nel 2023: scenografie e utili fantasma
Le presunte irregolarità si sarebbero ripetute anche nel bilancio al 31 dicembre 2023. In questo caso, i pm contestano ricavi non conseguiti per quasi 2,5 milioni di euro, legati a una nota di credito verso Freemantle Italy Group srl (relativa a sconti previsti per il 2023 ma contabilizzata nel 2024).
Ancor più rilevante la contestazione sui costi di produzione: secondo la Procura, sarebbero stati dichiarati costi inferiori per 5,5 milioni di euro rispetto a quelli realmente sostenuti per le scenografie delle produzioni “M. il figlio del secolo” e “Queer”. Tali costi sarebbero stati “capitalizzati” nell’attivo dello stato patrimoniale senza la necessaria perizia, anziché essere registrati correttamente. Il risultato finale, secondo l’accusa, sarebbe stata l’esposizione di un utile di 1,3 milioni di euro a fronte di una perdita effettiva di circa 6,7 milioni.
Le parti offese
Maccanico, che ha lasciato la guida di Cinecittà nel giugno 2024, affronterà ora il vaglio del Gup. Nella richiesta di processo, i magistrati capitolini hanno individuato come parti offese il Ministero dell’Economia e delle Finanze (azionista unico della società) e la stessa Cinecittà spa.
Il legame dei Maccanico con la Tuscia
Il legame tra Antonio Maccanico (padre di Nicola) e la Tuscia è profondo e documentato.

Il “Buen Retiro” di Montefiascone
La scelta di Montefiascone non fu casuale. Il centro sul Lago di Bolsena era il paese d’origine della moglie di Antonio Maccanico, Marina Carrese.
Per anni, la villa di Montefiascone è stata il suo rifugio abituale. Maccanico amava trascorrere lì quasi tutti i fine settimana e lunghi periodi durante le vacanze estive, lontano dagli impegni istituzionali di Roma.
Era una figura nota nel viterbese non solo per il suo ruolo politico. Frequentava regolarmente il Tennis Club di Viterbo, dove era solito giocare appassionate partite di doppio, spesso in coppia con l’amico ed ex ministro Adolfo Battaglia.
L’impegno per il territorio: L’Associazione Civita
Maccanico ha lasciato un segno indelebile nella Tuscia anche dal punto di vista culturale:
- Presidenza di Civita: È stato per molti anni presidente dell’Associazione Civita. L’organizzazione nacque alla fine degli anni ’80 con l’obiettivo primario di salvare e rilanciare Civita di Bagnoregio (allora definita “la città che muore”), trasformandola nel modello di successo turistico e culturale che è oggi.
- Valorizzazione della Tuscia: Attraverso l’associazione, promosse il connubio tra tutela del patrimonio artistico-paesaggistico e sviluppo economico, prendendo proprio l’area viterbese come caso studio nazionale.
Memoria storica
Alla sua morte, avvenuta nel 2013, il cordoglio nella provincia di Viterbo fu vastissimo. Molti esponenti locali lo ricordarono come un “viterbese d’adozione” che non aveva mai fatto mancare il proprio supporto alle iniziative di valorizzazione del territorio.
Ancora oggi, la presenza della famiglia nella villa di Montefiascone rappresenta la continuità di questo legame storico tra i Maccanico e la Tuscia.

