VITERBO – Papa Giovanni Paolo II si spense alle 21:37 del 2 aprile 2005, all’età di 84 anni, nel cuore del Palazzo Apostolico. Oggi sono passati ventuno anni, ma per noi di Nuovo Viterbo Oggi quella data non è un ricordo: è una cicatrice.
In redazione, in via Vismara, era l’ora della febbre. Le pagine passavano di mano in mano per le ultime correzioni; entro le 23:00 tutto doveva essere consegnato.
Le lastre pronte, il fiato corto. A Cassino, nella zona di Villa Santa Lucia, la nostra rotativa era già calda. Caldissima. Girava a pieno regime per le edizioni “piccole”, in attesa di accogliere i giganti dell’editore Giuseppe Ciarrapico, Ciociaria e Latina Oggi.
Poi, quel bagliore bluastro.
La televisione, sempre accesa come un ronzio di fondo, vomitò l’ultim’ora che ci raggelò il sangue. Eravamo pochi: due o tre di turno insieme ai poligrafici.
Tra loro c’era Mario Ramundo, che oggi ci guarda da un’altra redazione, lassù in cielo. Il lavoro si fermò. Il tempo si fermò. Restammo immobili davanti a quello schermo che trasmetteva l’abbraccio muto di Piazza San Pietro.
I telefoni fissi urlavano, i cellulari vibravano frenetici sui tavoli ingombri di bozze. Nessuno rispondeva. Non era mancanza di professionalità, era lutto. Se n’era andato un amico, un mito, l’angelo custode polacco che aveva dato un senso profondo alle nostre vite di cattolici e di cronisti.
Di quelle ore conserviamo tutto, tranne il finale. Nessuno di noi ricorda come, o per mano di chi, vennero chiuse quelle pagine. Eppure, il 3 aprile 2005, il giornale era regolarmente in edicola. Lo strappo di quella notte è ancora lì, vivo tra le righe, e ce lo porteremo dentro fino all’ultima riga.

