MONTALTO DI CASTRO/MONTALTO MARINA – Ci sono luoghi che non sono fatti solo di sabbia, cemento o salsedine. Ci sono luoghi che sono fatti di persone. E per chiunque abbia passato anche solo un’estate a Montalto Marina negli ultimi quarant’anni, lo stabilimento “Il Gabbiano” non era solo un bagno: era il regno di Lia De Grossi.
Venerdì Santo, un giorno che porta con sé il peso del silenzio e del rispetto, Lia ha deciso di posare i remi e andarsene, lasciando un vuoto che sa di nostalgia e di estati che non torneranno più.
Avrebbe compiuto 79 anni a giugno. Per tutti era semplicemente “Lia del Gabbiano“. Moglie di Francesco, madre di Pamela e dell’indimenticato Massimiliano, Lia era un’istituzione. Una donna minuta, piccolina di statura, ma con una forza che metteva soggezione e, allo stesso tempo, infondeva una sicurezza d’altri tempi.
Quell’estate infinita degli anni ’80
Parlare di Lia significa riaprire l’album dei ricordi di intere generazioni. Chi oggi ha sessant’anni ricorda bene quel muretto storico che circondava la sala interna, un confine magico dove ci si sentiva padroni del mondo. Era l’epoca dei cinquantini parcheggiati ovunque, delle biciclette ammassate che rendevano quasi impossibile il passaggio e di quel jukebox che, inghiottendo monete da 100 lire, regalava le note di Umberto Tozzi, Donna Summer o Edoardo Bennato.
In quegli anni di spensieratezza senza telefonini, Lia era la sentinella del tempo. Era lì mattina, pomeriggio e sera. Il suo sguardo, a volte severo ma sempre vigile, era il marchio di fabbrica di uno stabilimento che è stato il punto di riferimento assoluto per i giovani del litorale.
Una roccia scolpita dal dolore e dalla fatica
Ma la vita di Lia non è stata solo il riflesso del sole sul mare. È stata una vita segnata da un lavoro instancabile e da un dolore atroce, quello che nessuna madre dovrebbe mai conoscere: la perdita improvvisa del figlio Massimiliano e della nuora, strappati alla vita da un terribile incidente proprio mentre rientravano dal viaggio di nozze.
Da quel giorno, il volto di Lia è rimasto segnato da una sofferenza muta ma dignitosa. Eppure, non ha mai mollato. È rimasta al suo posto, una “roccia inossidabile”, continuando a veder crescere non solo la sua famiglia – diventando nonna di Camilla e Matilde, e poi bisnonna di Cecilia e Ginevra – ma anche i figli e i nipoti di quei ragazzi che negli anni ’80 facevano baccano davanti al suo bar.
Un’eredità che resta tra le mura del “Gabbiano”
La notizia della sua scomparsa ha fatto rapidamente il giro dei social e delle strade di Montalto. “Una colonna portante”, “Un’istituzione”, dicono di lei. Ed è vero: Lia era il filo conduttore tra il passato d’oro della marina e il presente.
Quest’anno, l’apertura della stagione avrà un sapore diverso. Mancherà quel profilo piccolo e determinato dietro il bancone o tra gli ombrelloni. Ma come dicono i suoi concittadini, certe figure rimangono immortali. Lia non se n’è andata davvero: rimarrà tra quelle mura, nel rumore della risacca e nel ricordo di chi, passando davanti al “Gabbiano”, sentirà ancora eco di una canzone di Tozzi e vedrà, con gli occhi della memoria, la sua “Dama” vegliare sul mare.
Alla famiglia vanno le più sentite e commosse condoglianze da parte di tutta la comunità e della nostra redazione.
Ciao Lia, riposa in pace
Paolo Gianlorenzo




