“Sacrifici, competenze e tradizioni”. I termini “artigiano” e “artigianato” tutelati con una legge

Sanzioni per chi utilizza impropriamente le definizioni

Tullio (Uai): “Dodici anni di battaglie per la trasparenza e il valore del vero Made in Italy”

ROMA – Vittoria per il comparto dell’artigianato. E’ entrata in vigore il 7 aprile la legge annuale per le PMI.

La nuova normativa stabilisce con chiarezza che i termini “artigiano” e “artigianato” potranno essere utilizzati esclusivamente dalle imprese regolarmente iscritte all’Albo. Un provvedimento che non solo protegge i produttori, ma garantisce ai consumatori la certezza di acquistare prodotti realizzati secondo tecniche e qualità a regola d’arte.
L’Unione Artigiani Italiani (UAI) accoglie con estrema soddisfazione questo risultato, che corona un percorso di rivendicazione durato oltre un decennio.

Gabriele Tullio, presidente nazionale della Uai e dal 2014 alla guida dell’Albo delle Imprese Artigiane, ha commentato con orgoglio il raggiungimento di questo obiettivo: “Sono dodici anni che mi batto instancabilmente affinché il termine ‘Artigiano’ venisse finalmente sottratto ad usi impropri e strumentali. Non è solo una questione di etichetta, ma di identità e rispetto: chi non è iscritto all’Albo non può e non deve fregiarsi di un titolo che implica sacrifici, competenze specifiche e una tradizione produttiva unica al mondo”.

Tullio ha poi sottolineato l’importanza del regime sanzionatorio introdotto dalla legge: “L’introduzione di sanzioni pesanti per chi utilizza impropriamente queste definizioni rappresenta un passo storico. Per troppo tempo il mercato è stato opaco, permettendo a realtà non qualificate di sfruttare il valore evocativo dell’artigianato. Oggi restituiamo trasparenza al mercato e dignità a migliaia di micro e piccole imprese che rappresentano il cuore pulsante dell’economia italiana”.

La nuova legge per le PMI mira a eliminare la concorrenza sleale e a valorizzare le competenze di chi opera quotidianamente “a regola d’arte”.

Per la Uai, questo traguardo è solo l’inizio di una nuova fase di tutela del Made in Italy, dove la qualità certificata diventa il primo baluardo contro la contraffazione e il marketing ingannevole.