Fuga da Forza Italia, dimissioni di massa, Mariarosaria Rossi cerca candidati. Cacciata da Berlusconi e dal partito dopo aver votato la fiducia al Governo Conte II rientra dalla finestra (mandandola in frantumi)
SANTA MARINELLA – Il litorale laziale, quella lunga striscia di terra che va dalle piste di Fiumicino fino alle prime colline toscane, sta vivendo un paradosso politico che merita un’analisi impietosa.
Mentre a Milano Marina Berlusconi invoca con forza un rinnovamento liberale, moderno e coerente per Forza Italia, nel Lazio si respira l’aria stagnante di un ventennio che non vuole passare. Al centro di questo immobilismo c’è un nome solo: Claudio Fazzone.
Il coordinatore regionale, dominatore assoluto degli equilibri (o squilibri) azzurri, sembra aver intrapreso una missione solitaria: trasformare Forza Italia nella “stampella” involontaria della sinistra, collezionando sconfitte che hanno il sapore amaro del sabotaggio interno. L’ultimo capitolo di questa saga va in scena a Santa Marinella, dove il centrodestra, reduce dalla caduta di Pietro Tidei, sognava la riconquista e si è ritrovato, invece, con una candidatura che profuma di resa.
Santa Marinella: Il “colpo di grazia” alla coalizione
Dopo mesi di trattative, di tavoli tecnici e di promesse di unità con Fratelli d’Italia e Lega, Fazzone ha calato l’asso (nella manica, o forse nel piede) della coalizione. Invece di una figura radicata, capace di aggregare le anime del territorio come il medico Gasparri, la scelta è caduta su Mariarosaria Rossi.
La scelta è, politicamente parlando, un capolavoro di incoerenza. Parliamo della stessa Rossi che Forza Italia cacciò senza troppi complimenti nel 2021, rea di aver votato la fiducia al Governo Conte II tradendo l’uomo che aveva fatto la sua fortuna, Silvio Berlusconi. Vedere oggi il simbolo di Forza Italia appuntato sul petto di chi scelse di sostenere i “giallorossi” nel momento di massima tensione politica è uno schiaffo ai militanti e alla coerenza del centrodestra. Infatti, ieri sera, dimissioni di massa dal partito e subito costituita la lista civica Forza Santa Marinella e Forza Santa Severa.
Il paradosso della “Badante”
Mariarosaria Rossi, nota alle cronache come la “badante” di Berlusconi per il suo ruolo di filtro totale a Palazzo Grazioli, è una figura che oggi appare debole sul territorio ma “forte” solo per un’eredità d’immagine ormai sbiadita. Imporre un nome così divisivo significa una cosa sola: spaccare il fronte. Non è una candidatura per vincere; è una candidatura per marcare il territorio, anche a costo di consegnare le chiavi del Comune agli avversari.
Il “serial killer” delle amministrazioni: il precedente di Civitavecchia
Se Santa Marinella piange, Civitavecchia non ride. Anzi, la città portuale rappresenta il monumento funebre alla strategia fazzoniana. Per ben tre volte consecutive, il coordinatore regionale è riuscito nell’impresa titanica di consegnare la città alla sinistra.
Le scelte imposte dall’alto: Invece di ascoltare le istanze locali, Fazzone ha sistematicamente preferito candidati deboli o manovre di disturbo che hanno frammentato l’elettorato di centrodestra.
La goduria della sconfitta: Negli ambienti politici locali circola un sospetto atroce: che il coordinatore regionale goda quasi nel vedere il centrodestra soccombere, purché ciò avvenga sotto la sua egemonia. Meglio perdere con un proprio fedelissimo che vincere con un alleato (magari di FdI) che non risponde ai suoi ordini.

Questa dinamica si è ripetuta pedissequamente anche a Tarquinia, confermando che il “modello Lazio” non è un errore di percorso, ma un sistema collaudato di gestione del potere attraverso la sconfitta controllata.
L’appello a Marina Berlusconi e Giorgia Meloni
Il rinnovamento chiesto da Marina Berlusconi non può fermarsi ai salotti milanesi o ai talk show nazionali. Se Forza Italia vuole sopravvivere come forza credibile e non come un “reliquiario” di interessi personali, deve affrontare il nodo Lazio. Un ventennio di leadership fazzoniana ha prodotto un deserto elettorale sul litorale, dove i simboli azzurri vengono usati come merce di scambio o come clave per colpire gli alleati.
La domanda dei militanti: Come può un coordinatore regionale garantire il simbolo a chi è stato espulso per tradimento politico?
È questa la “nuova” Forza Italia che sognava il Cavaliere?
Dall’altra parte, il silenzio di Giorgia Meloni e dei vertici di Fratelli d’Italia non può durare in eterno. La premier, impegnata a dare stabilità all’Italia, non può permettere che nel suo “giardino di casa” (il Lazio) un alleato minore continui a minare sistematicamente la tenuta della coalizione. È tempo di presentare il conto.
Claudio Fazzone agisce come un signore feudale in un’epoca che richiede manager della politica. La sua gestione, fatta di accordi sottobanco e candidature “kamikaze”, sta condannando a morte le sorti del centrodestra sul litorale.
Santa Marinella rischia di essere l’ennesima vittima sacrificale sull’altare di un potere che non produce governo, ma solo occupazione di spazi interni. Se il centrodestra vuole davvero vincere e governare il territorio, deve avere il coraggio di dire basta a chi, per l’ennesima volta, preferisce regnare sulle macerie piuttosto che servire in una coalizione vincente.
È giunta l’ora che il centrodestra laziale si liberi da questo “abbraccio mortale”. Il litorale merita di meglio che essere la vittima sacrificale delle ambizioni personali di un coordinatore che sembra lavorare per l’opposizione.








