Viterbo – Crollo al palazzo Donna Olimpia, materiali archeologici trasferiti a Oriolo Romano per motivi di sicurezza

Il degrado, che ha prima causato il gravissimo crollo e ora sta aumentando ulteriormente, ha imposto alla Soprintendenza un intervento

Viterbo – Un crollo parziale della copertura e il progressivo degrado degli ambienti hanno reso necessario il trasferimento dei materiali archeologici custoditi nel Palazzo Donna Olimpia Pamphilj. Lo ha comunicato la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale al termine di un sopralluogo effettuato nella giornata del 9 aprile.

La verifica, svolta congiuntamente per accertare lo stato del complesso monumentale e delle collezioni archeologiche provenienti dall’area dell’Acquarossa, ha evidenziato che il recente cedimento del tetto non ha coinvolto direttamente i locali utilizzati come deposito. Tuttavia, durante l’ispezione è stato rilevato un quadro complessivo di forte deterioramento e condizioni di abbandono degli spazi interni.

Alla luce dell’indisponibilità del Comune a individuare nuovi locali idonei per ospitare i reperti, la Soprintendenza ha avviato con urgenza le procedure per trasferire il materiale nei propri depositi situati a Oriolo Romano. La decisione è stata definita inevitabile per garantire adeguati standard di conservazione, studio e tutela del patrimonio archeologico.

Il trasferimento rappresenta una scelta considerata necessaria nonostante il forte legame storico tra la città di Viterbo e i reperti provenienti dall’Acquarossa, uno dei siti etruschi più rilevanti dell’Italia centrale. L’area archeologica è stata portata alla luce a partire dal 1966 grazie alle campagne di scavo promosse dall’Istituto svedese di studi classici a Roma, che per oltre dieci anni ha condotto indagini fondamentali per la conoscenza della civiltà etrusca.

Alle ricerche partecipò anche il sovrano Gustavo VI Adolfo di Svezia, la cui presenza contribuì a dare grande visibilità internazionale agli scavi e ai risultati ottenuti.

La Soprintendenza ha sottolineato che l’intervento di trasferimento è ormai improcrastinabile e rappresenta l’unica soluzione per mettere al sicuro i reperti, in attesa di individuare eventuali soluzioni future che possano consentire una conservazione stabile e adeguata del patrimonio archeologico legato alla storia del territorio viterbese.