Circa 700 voli cancellati a Catania e oltre centomila passeggeri coinvolti. C’è chi ha ripiegato su un altro scalo, chi è partito in pullman e chi ha dovuto rinunciare del tutto. L’Unione nazionale consumatori denuncia: “Assistenza carente”. Ecco cosa prevede la legge su rimborsi e riprotezione
Roma – Valigie pronte, prenotazioni pagate da mesi e poi la notifica che nessuno vorrebbe leggere: volo cancellato. È quello che è successo in questi giorni a molte famiglie del Lazio che avevano organizzato il soggiorno di Ferragosto in Sicilia.
Chi ne ha avuto la possibilità economica si è riorganizzato su un altro scalo, pagando di tasca propria la differenza; qualcun altro ha ripiegato su un viaggio di sola andata in pullman, con tutto quello che comporta in termini di ore e di stanchezza. Ma per molti l’epilogo è stato più amaro: restare a casa, con la vacanza andata in fumo.
Fontanarossa nel caos: 700 voli saltati
All’origine di tutto c’è l’attività eruttiva dell’Etna, che da giorni non concede tregua. Il vulcano è attivo ormai da sei giorni e l’ultimo bollettino dell’Ingv conferma che l’attività effusiva resta ben alimentata, con la nube di cenere orientata verso sud, cioè proprio in direzione dello scalo di Catania.
Il bilancio è pesante: tra l’8 e l’11 agosto, fra cancellazioni e mancati arrivi e partenze, sono saltati circa 700 voli, di cui all’incirca 400 in partenza.
Secondo le stime diffuse da Altroconsumo i passeggeri coinvolti superano quota centomila.
Oltre 250 i collegamenti riprogrammati sugli altri scali dell’isola: più di cento dirottati su Comiso dall’inizio dell’emergenza, una cinquantina in un solo giorno su Palermo.
La situazione, stando all’ultimo aggiornamento della Sac, la società che gestisce l’aeroporto etneo, non dovrebbe sbloccarsi prima di venerdì 14 agosto: gli arrivi restano sospesi fino alle 8 e le partenze fino alle 2. Nel frattempo all’interno del terminal si contano ancora circa trecento persone in attesa di essere trasferite in bus verso Comiso, Palermo, Trapani e perfino verso Lamezia Terme, in Calabria.
“Assistenza carente”: la denuncia dei consumatori
Sul fronte dell’assistenza a terra il quadro è tutt’altro che rassicurante. L’Unione nazionale consumatori parla apertamente di disservizi: passeggeri rimasti senza pasti, informazioni ridotte al minimo, famiglie costrette a cercarsi da sole un alloggio per la notte.
“Da Catania stiamo ricevendo molte segnalazioni di carenza nell’assistenza ai passeggeri rimasti senza volo da parte delle compagnie aeree — spiega all’Adnkronos il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona —: alcuni non riescono nemmeno a ottenere un voucher per comprare un panino. E la preoccupazione maggiore ora è per chi deve pernottare. Un altro problema che ci raccontano è che alcuni voli vengono dirottati su Palermo, ma molte compagnie non offrono neanche il transfer”.
Un disagio che si somma ai costi: chi prova a noleggiare un’auto a Fontanarossa per raggiungere un altro aeroporto siciliano si trova davanti tariffe proibitive — dai 141 euro per riconsegnare la vettura a Palermo ai 337 euro per lasciarla a Comiso.
I diritti dei passeggeri: rimborso, riprotezione, assistenza
Vale la pena ricordare che cosa spetta a chi si trova con il volo cancellato, perché il Regolamento comunitario n. 261/2004 tutela il passeggero anche quando la causa non dipende dalla compagnia.
Rimborso o riprotezione. Davanti a una cancellazione il passeggero può scegliere fra tre strade: il rimborso integrale del biglietto, la riprotezione su un volo alternativo “il prima possibile”, oppure la riprotezione in una data successiva a lui più comoda. La scelta spetta al passeggero, non alla compagnia.
Assistenza a terra. Fino alla partenza del volo alternativo la compagnia è tenuta a fornire gratuitamente pasti e bevande proporzionati alla durata dell’attesa, la sistemazione in albergo qualora siano necessari uno o più pernottamenti e il trasferimento dall’aeroporto all’alloggio e ritorno. Questo obbligo vale sempre, anche quando la cancellazione dipende da circostanze eccezionali come, appunto, un’eruzione vulcanica.
La compensazione pecuniaria. Diverso il discorso per l’indennizzo forfettario previsto dal regolamento (da 250 a 600 euro a seconda della tratta): non è dovuto quando la cancellazione deriva da circostanze eccezionali non imputabili al vettore, e la cenere vulcanica rientra a pieno titolo in questa categoria. Restano invece rimborsabili, dietro presentazione delle ricevute, le spese sostenute autonomamente per pasti e pernottamento nel caso in cui la compagnia non abbia adempiuto ai propri obblighi di assistenza.
Il consiglio pratico, per chi è ancora coinvolto nei disagi, è quello di conservare ogni documento — carta d’imbarco, comunicazioni della compagnia, scontrini di taxi, hotel e ristoranti — e di inoltrare il reclamo prima al vettore e, in caso di mancata risposta entro sei settimane, all’Enac. E, prima di mettersi in viaggio verso l’aeroporto, di verificare sempre lo stato del proprio volo: è la stessa raccomandazione che arriva dalle compagnie aeree in queste ore.
(Fonti: Sac, Altroconsumo, Unione nazionale consumatori/Adnkronos, Ansa)

