Secondo l’accusa avrebbero presentato offerte concordate per condizionare l’esito della gara. A insospettire la Guardia di finanza, oltre al legame familiare, anche le modalità di trasmissione delle offerte e una differenza di appena quattro euro
BRACCIANO – Un appalto da circa 1,7 milioni di euro per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli alloggi demaniali dell’Esercito in Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta è al centro di un’inchiesta della Guardia di finanza di Torino che ha portato a processo due imprenditori del Lazio, fratelli e titolari di altrettante imprese edili con sede tra Bracciano e Roma.
I due sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di turbativa d’asta e dovranno comparire in tribunale a ottobre. Secondo la Procura, avrebbero presentato offerte concordate con l’obiettivo di condizionare il risultato della gara e favorire la vittoria di una delle due società.
L’appalto prevedeva interventi di manutenzione sul patrimonio abitativo dell’Esercito distribuito nelle tre regioni del Nord-Ovest, con lavori garantiti per almeno due anni.
A far scattare i primi sospetti degli investigatori sarebbero state alcune circostanze ritenute anomale. Le due imprese, formalmente concorrenti nella stessa gara, erano riconducibili a due fratelli. Ma non sarebbe stato soltanto il rapporto di parentela a insospettire la Guardia di finanza.
Le offerte risultavano infatti trasmesse lo stesso giorno, il 6 dicembre 2023, a distanza di circa un’ora l’una dall’altra e utilizzando lo stesso indirizzo IP.
Un altro elemento considerato significativo dagli investigatori riguarderebbe gli importi proposti: tra le due offerte ci sarebbe stata una differenza di appena quattro euro.
Per la Procura, questi elementi sarebbero compatibili con un accordo preventivo tra i due imprenditori finalizzato a eliminare, di fatto, la concorrenza e a indirizzare l’esito della procedura. L’ipotesi accusatoria è che l’intesa fosse destinata a consentire a una delle due aziende di aggiudicarsi il contratto, con un successivo vantaggio per entrambe.
L’indagine, avviata nel 2024 dalla Guardia di finanza di Torino, avrebbe consentito di individuare le presunte irregolarità prima della conclusione della gara. Le due imprese sono state quindi escluse dalla procedura.
Gli imprenditori hanno contestato i provvedimenti ricorrendo alla giustizia amministrativa, ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi.
Ora la vicenda passa al giudizio penale. Sarà il processo, fissato per ottobre, a stabilire se le anomalie individuate dagli investigatori siano effettivamente riconducibili a un accordo illecito tra i due fratelli oppure se possano trovare una diversa spiegazione.
L’accusa, dunque, dovrà essere dimostrata nel corso del procedimento e per i due imprenditori vale, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

