Rientrato in Italia con la scorta dell’unità Interpol I-CAN il latitante albanese Fisnik Smajlaj, considerato il fornitore di eroina del clan Abbruzzese di Cassano allo Ionio. Deve scontare 27 anni e mezzo. Nel 2021 si era sottoposto a un intervento chirurgico ai polpastrelli
Catanzaro — Per non farsi più riconoscere si era fatto operare i polpastrelli: un intervento chirurgico, nel 2021, per alterare e invertire le proprie impronte digitali e mandare in tilt i sistemi di identificazione. Non è bastato.
Fisnik Smajlaj, cittadino albanese ricercato da anni, è rientrato in Italia nei giorni scorsi scortato dagli uomini dell’unità I-CAN, la struttura Interpol nata per la caccia internazionale alle cosche della ‘ndrangheta.
Su di lui pendeva un mandato d’arresto europeo, emesso a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ottenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Ma soprattutto pende una condanna già definitiva: il 12 gennaio 2023 la Corte d’appello di Catanzaro ha emesso nei suoi confronti un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti per complessivi 27 anni e 6 mesi di reclusione.
Il fornitore dei trenta chili di eroina
Il nome di Smajlaj compare nell’inchiesta convenzionalmente denominata “Gentleman II“. Il 2 maggio 2023 il gip del tribunale di Catanzaro aveva disposto misure cautelari nei confronti di venticinque persone — diciannove in carcere, quattro ai domiciliari, due con obbligo di dimora e di presentazione — insieme al sequestro preventivo di beni per circa 3,8 milioni di euro.
Al centro dell’indagine un’associazione dedita al narcotraffico con base operativa nel Cosentino, tra Cassano allo Jonio, Corigliano Calabro e la sibaritide, ramificata fino in Germania, capace di organizzare l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina, eroina e hashish. In quel quadro Smajlaj è stato individuato come il fornitore di oltre trenta chili di eroina destinati alla cosca Abbruzzese di Cassano allo Ionio. Quando i militari sono andati a eseguire la misura, però, era già sparito: da lì le ricerche estese in ambito internazionale.
Vent’anni di intermediazioni
Non era un esordiente. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la figura di Smajlaj emerge già dai primi anni Duemila come broker della droga al servizio di organizzazioni criminali siciliane e calabresi. Arrestato una prima volta nel 2006 ed espulso dal territorio nazionale nel 2008, avrebbe continuato a gestire dall’estero le consegne di stupefacente. Il suo nome ricorre in altri due procedimenti della Dda catanzarese, “Skoder” e “Gentleman”, che lo inquadrano come intermediario rispettivamente per la famiglia Magliari, riconducibile alla Locale di Altomonte, e per il clan degli Abbruzzese.
L’attività investigativa è stata condotta dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro con lo Scico della Guardia di finanza e, dal 2020, nell’ambito di una squadra investigativa comune con le polizie di Germania (Polizeipräsidium di Francoforte sul Meno) e Belgio (polizia giudiziaria federale di Liegi), con il supporto della Direzione centrale per i servizi antidroga e di Europol e il coordinamento di Eurojust.


