Si tratta del nuovo piano di interventi presentato questa mattina per affrontare il progressivo degrado che interessa il bacino della caldera dei Monti Cimini
VITERBO – Tre milioni e mezzo di euro per contrastare l’erosione, ridurre l’apporto di sedimenti e nutrienti e avviare un percorso di recupero della qualità delle acque del Lago di Vico. È il cuore del nuovo piano di interventi presentato questa mattina per affrontare il progressivo degrado che interessa il bacino della caldera dei Monti Cimini.
Il progetto nasce anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato n. 3945/2024, che ha imposto l’adozione di misure urgenti per contrastare la compromissione dell’habitat e ripristinare le condizioni precedenti. A coordinare la progettazione è l’Ente Monti Cimini – Riserva Naturale Lago di Vico, sulla base degli studi condotti in collaborazione con l’Università della Tuscia.
Il problema principale, è stato spiegato nel corso della conferenza, non riguarda un fenomeno di inquinamento diretto del lago, ma l’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema, legata in particolare all’erosione dei terreni circostanti e al conseguente trasporto nel bacino di terra, sedimenti e nutrienti.
A incidere ulteriormente è il lento ricambio delle acque: secondo i dati illustrati dal capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano, il tempo di ricambio è stimato in circa 20 anni. Una caratteristica che rende più difficile il recupero dell’ecosistema e favorisce fenomeni di eutrofizzazione e la proliferazione di cianobatteri.
«Il lago, di straordinario valore ambientale e paesaggistico, soffre soprattutto per l’erosione e il trasporto verso il bacino di terreno, sedimenti e nutrienti», ha sottolineato Ciciliano, commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi alla scarsità idrica.
Il piano prevede cinque linee di intervento. La prima riguarda la prevenzione dell’interramento del lago; la seconda lo studio del bilancio idrico dell’intero bacino. Sono inoltre previste tre nuove vasche di sedimentazione e fitodepurazione, progettate per intercettare terra e nutrienti prima che raggiungano le acque del lago.
Infine, è previsto il revamping dell’“Abboccatore”, con l’installazione di nuove paratie elettromeccaniche, sistemi di controllo da remoto e strumenti per il monitoraggio delle portate.
L’intervento complessivo arriva dopo una prima fase già avviata con 500 mila euro di finanziamento regionale e un successivo stanziamento di 320 mila euro. A queste risorse si aggiungono ora tre milioni di euro, mentre altri 500 mila euro sono previsti nel prossimo bilancio regionale.
L’obiettivo, spiegano il presidente e il direttore dell’Ente Monti Cimini, Alessandro Pontuale ed Eugenio Monaco, è intervenire non soltanto sul lago ma sull’intero sistema che alimenta il bacino. «Il nostro obiettivo è ridurre alla fonte l’erosione e l’apporto di nutrienti, gestire meglio la risorsa idrica e creare le condizioni per un progressivo recupero della qualità delle acque e dell’habitat», hanno spiegato.
Una strategia che coinvolge direttamente anche il comparto agricolo, particolarmente importante nell’area dei Monti Cimini. La sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra tutela dell’ecosistema, attività produttive e fruizione del territorio.
Su questo punto è intervenuto il presidente della Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio, Giulio Zelli, sottolineando la necessità di conciliare «la fruizione delle persone, la parte produttiva agricola monoculturale della nocciola e una produzione d’eccellenza, che non è marginale».
Il tema della biodiversità è infatti strettamente legato alle condizioni del lago. L’eutrofizzazione, è stato evidenziato durante l’incontro, sta determinando una progressiva perdita di qualità dell’ecosistema, con effetti sulla biodiversità della fauna e della flora.
Per questo il progetto punta a coinvolgere anche associazioni e agricoltori, nella convinzione che il risanamento non possa essere affidato esclusivamente a interventi infrastrutturali. Le azioni dovranno accompagnarsi a una gestione più attenta dei terreni e delle acque che confluiscono nel bacino.
Sul fronte istituzionale, il piano coinvolge Regione Lazio, Governo, enti locali ed Ente Monti Cimini. Il presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera, Mauro Rotelli, ha sottolineato il carattere operativo dell’iniziativa: «Le istituzioni non restano a guardare, ma sono in prima linea per dare risposte ai territori».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Lazio, Daniele Sabatini, ha invece evidenziato il rafforzamento delle strutture e l’avvio del reclutamento di personale, considerati necessari per dare attuazione agli interventi e agli obblighi derivanti dalla sentenza.
Alla conferenza è intervenuta anche la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, che ha illustrato il lavoro avviato a Bruxelles sulla resilienza idrica e l’impegno a valorizzare, nella nuova strategia europea, le specificità dei territori vulcanici. Sberna ha inoltre richiamato la partita sul prossimo bilancio dell’Unione europea e la necessità di mantenere un ruolo centrale per le politiche di coesione nel sostegno alle Regioni e agli enti locali.
Il piano per il Lago di Vico si presenta dunque come un intervento che va oltre il semplice risanamento del bacino. Difesa del suolo, agricoltura, gestione della risorsa idrica, monitoraggio e rinaturalizzazione vengono inseriti all’interno di una stessa strategia, con l’obiettivo di intervenire sulle cause del degrado e non soltanto sui suoi effetti.
La sfida, ora, sarà trasformare i finanziamenti e i progetti in interventi concreti e verificabili, così da arrestare il processo di eutrofizzazione e creare le condizioni per un recupero progressivo dell’ecosistema del Lago di Vico.


