Da Filippo Rossi a Giulio Marini, passando per Andrea Micci e Luisa Ciambella. Il tempo stringe per trovare l’unità, non solo a parole, di un cdx in grado di sostenere le prossime amministrative. Intanto, Frontini dice addio definitivo al civismo.
VITERBO – Il conto alla rovescia per le elezioni amministrative del 2027 è già iniziato e a Viterbo le grandi manovre politiche stanno ridisegnando la geografia dei partiti. Se i tavoli ufficiali stentano a decollare, dietro le quinte il totonomi per la conquista di Palazzo dei Priori impazza, rivelando un quadro frammentato, ricco di paradossi e con un’incognita che rischia di far saltare il banco.
Il primo, grande paradosso, ruota attorno alla figura di Chiara Frontini. L’attuale sindaca, che cinque anni fa aveva conquistato lo scranno cittadino cavalcando l’onda civica contro la vecchia politica, ha oggi scelto di blindare la propria ricandidatura alleandosi proprio con chi, un tempo, accusava di essere troppo “lontano dai cittadini”.
L’accordo pubblico siglato con Forza Italia la posiziona di fatto come la candidata di punta di “una parte” del centrodestra. Una mossa benedetta dai vertici regionali: sui tavoli romani, il senatore azzurro Claudio Fazzone ha infatti preteso e ottenuto che la casella di Viterbo venisse assegnata in quota Forza Italia.
Un diktat regionale che, tuttavia, si scontra con la realtà locale. Dall’altra parte della barricata, infatti, Lega, Fratelli d’Italia, Per il Bene Comune e Gruppo Misto si trovano all’opposizione dell’attuale giunta e sono alla disperata ricerca di un’intesa per esprimere un candidato univoco, alternativo a Frontini. I profili papabili sul tavolo sono profondamente diversi tra loro e incarnano tre anime distinte della coalizione
Il primo è il viandante navigato: Giulio Marini. L’ex sindaco, attualmente tra i banchi dell’opposizione, rappresenta l’usato sicuro e l’esperienza istituzionale, pur essendo ormai in rotta di collisione totale con il suo ex partito, Forza Italia.
Il secondo è il giovane rampante: Andrea Micci. Rappresentante della Lega in consiglio comunale, ci ha sempre messo la faccia, distinguendosi come il detrattore più feroce e costante dell’amministrazione Frontini sin dal giorno del suo insediamento.
Il terzo è l’intellettuale di ritorno: Filippo Rossi. Dopo anni di assenza dalle dinamiche cittadine – complici gli strascichi mai del tutto risolti legati alla gestione di Caffeina (ancora inseguito dai creditori) – Rossi è tornato alla ribalta con la pubblicazione di un libro.
Attualmente sembra essere il nome più “coccolato” dai vertici di Fratelli d’Italia, con i meloniani che presidiano in massa ogni sua uscita pubblica. Per molti, tuttavia, la figura del “riciclato” che promette di fare del bene per Viterbo rappresenta in realtà un tappabuchi di lusso, emerso solo dopo che il capogruppo di FdI in Regione, Daniele Sabatini, ha declinato l’offerta di scendere in campo in prima persona per la fascia tricolore. Nelle ultime settimane era anche circolato il nome di Matteo Achilli, attuale capogruppo di FdI e “delfino” di Sabatini, ma i fatti, ora, sembrano raccontare una storia differente.
In questo intricato risiko maschile, spicca la figura di Luisa Ciambella. Ex esponente di spicco del Partito Democratico e fioroniana doc, da anni ha ormai virato verso il centrodestra, scendendo in trincea con la sua lista “Per il Bene Comune” e appoggiando apertamente Francesco Rocca alle ultime elezioni regionali. Un profilo di spessore che non disdegnerebbe l’opportunità di guidare la città, garantendo una forte leadership femminile in contrapposizione a quella dell’attuale sindaca.
Se il centrodestra è diviso, il Partito Democratico naviga nella confusione più totale. Il centrosinistra siede all’opposizione ma appare orfano di un candidato capace di proporre un’alternativa solida. L’opzione più logica porterebbe a un sequel dell’ultima tornata elettorale, riproponendo la consigliera Alessandra Troncarelli. Una scelta che, però, la esporrebbe al rischio di una seconda, pesante sconfitta politica dopo il ballottaggio perso contro Frontini. Al di fuori del suo nome, nel PD locale sembra esserci il vuoto.
Mentre fuori dal municipio decine di liste civiche iniziano a sgomitare nella speranza di superare la soglia di sbarramento, a levare il sonno ai partiti tradizionali è l’incognita Futuro Nazionale. Il movimento che fa capo a Roberto Vannacci correrà da solo, forte di un consenso in costante ascesa. Proprio ieri, in una riunione blindatissima tra i vertici regionali tenutasi a Roma, in via Monte Zebio, è stata tracciata la linea per Viterbo. Le indiscrezioni parlano dell’individuazione di un candidato forte, definito “clamoroso”, capace di scatenare il caos politico nel capoluogo.
Il nodo cruciale, ora, torna a Roma. Con Forza Italia che rivendica la titolarità di Viterbo per Chiara Frontini in virtù degli accordi regionali, resta da capire quale sarà la mossa di Fratelli d’Italia e Lega. Accetteranno di rientrare nei ranghi dettati da Fazzone, sacrificando anni di dura opposizione consiliare, o decideranno di mantenere la propria posizione puntando su un proprio alfiere?

