Uno scenario critico che, secondo la ricostruzione di SI, ha ormai esasperato i residenti dell’intera Tuscia, gettati nell’incertezza su cosa esca realmente dai propri lavandini
VITERBO – Un bene primario trasformato in un’odissea quotidiana per migliaia di famiglie, costrette a fare i conti con divieti a ripetizione, timori per la salute e bollette da capogiro. Nella provincia di Viterbo l’emergenza idrica non accenna a placarsi, scatenando una dura presa di posizione politica. A farsi portavoce del malcontento generale è Valeria Bruccola, segretaria della Federazione provinciale di Sinistra Italiana, che lancia un pesante j’accuse sulla gestione del servizio idrico targato Talete.
«Negli ultimi due anni, sono state decine le ordinanze sindacali che hanno vietato l’uso dell’acqua erogata da Talete in altrettante decine di Comuni del viterbese – denuncia senza mezzi termini la segretaria provinciale di Sinistra Italiana –. Ultima in ordine di tempo quella di Tarquinia del 3 ottobre, tutt’ora valida fino alla certificazione della potabilità dell’acqua, anche se sembra che i valori anomali siano rientrati nei parametri accettabili».
Uno scenario critico che, secondo la ricostruzione di SI, ha ormai esasperato i residenti dell’intera Tuscia, gettati nell’incertezza su cosa esca realmente dai propri lavandini: «Quella di avere acqua potabile è diventata una chimera – incalza Valeria Bruccola –. Ormai i cittadini di tutta la provincia, allarmati dalle contaminazioni da arsenico, fluoruri o enterococchi, come successo varie volte nel capoluogo, si sono arresi ad acquistare comunemente l’acqua per bere o cucinare, giustamente preoccupati per la salute. Così, oltre ai costi lievitati dell’acqua “pubblica”, si è costretti a consumare acqua in bottiglie, comunemente di plastica, producendo anche una enorme quantità di rifiuti».
Alla beffa igienico-sanitaria si aggiunge poi un salasso economico insostenibile per le tasche degli utenti. La Tuscia paga tariffe d’oro a fronte di rubinetti spesso a secco o fuori legge: «La provincia di Viterbo è la seconda nel Lazio per il costo dell’acqua e una tra le più care d’Italia, ma nonostante questo i disservizi e i disagi sono all’ordine del giorno».
A preoccupare maggiormente la forza politica sono le prospettive future e le manovre all’orizzonte: «Le prospettive, poi, come denunciamo da tempo, sono pessime – rincara Bruccola –, perché l’unica “soluzione” ipotizzata dalla società Talete e da buona parte dei Comuni della Tuscia, per risanare la stessa Talete e poter gestire il servizio idrico, punta a privatizzare il settore, cosa che inevitabilmente farà entrare questo bene primario nel vortice del profitto. Quindi oltre i tanti danni di questi anni, anche la beffa di vedere peggiorare la situazione, in termini etici ed economici».
Di fronte a quello che viene definito un cortocircuito inaccettabile, Sinistra Italiana passa alle richieste concrete: «Riteniamo che questo processo vada fermato e che vadano trovate soluzioni diverse che permettano di proteggere un bene comune e primario dalla logica del profitto. Chiediamo che siano urgentemente attuate delle misure di risarcimento del danno subito dei cittadini e dalle cittadine della Tuscia – conclude la segretaria provinciale – e chiediamo, inoltre, che i giorni in cui l’acqua erogata non è potabile siano decurtati dalle bollette».

