Foto d'archivio
A tracciare il quadro è la Cgil di Roma e Lazio attraverso l’elaborazione degli ultimi dati Inail
VITERBO – La Tuscia conquista la maglia nera regionale per l’aumento degli incidenti sul lavoro. Nei primi otto mesi del 2026, la provincia di Viterbo ha registrato un’impennata del 13% nelle denunce di infortunio: un incremento record che stacca nettamente le altre province laziali (Rieti si ferma al +10%, Roma all’8,3%, Latina al 6,6% e Frosinone al 3,3%) e accende un faro inquietante sulle condizioni di sicurezza in cui operano quotidianamente migliaia di addetti del territorio.
A tracciare il quadro è la Cgil di Roma e Lazio attraverso l’elaborazione degli ultimi dati Inail, che fotografano uno scenario complessivo definito senza mezzi termini «un’estate di sangue». Tra giugno, luglio e agosto sono state 24 le persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro in tutto il Lazio, con un balzo del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di agosto le denunce a livello regionale hanno raggiunto quota 2.498 (+11,7% su base annua), con 8 incidenti con esito mortale.
Allargando l’orizzonte all’intero periodo gennaio-agosto, i numeri confermano una spirale preoccupante: gli infortuni complessivi denunciati nel Lazio sono saliti da 28.141 a 30.417 (+8,1%), con quelli avvenuti strettamente durante l’attività lavorativa cresciuti del 9,5% (da 21.712 a 23.767). Il tributo di vite umane è pesantissimo: i decessi sono passati da 53 a 62 (+17%), con un aumento di quasi il 22% per le morti avvenute direttamente in occasione di lavoro. A livello territoriale, le vittime si concentrano prevalentemente a Roma (salita da 34 a 40 morti), Latina (da 7 a 10) e Rieti (da 1 a 2).
A pesare in modo determinante sui mesi estivi, sottolinea il sindacato, sono state le ondate di calore estremo, che hanno esposto a rischi gravissimi chi opera all’aperto, nell’agricoltura o nei cantieri: «Lo stress termico aumenta la fatica, riduce la concentrazione e la capacità di reazione ed è a tutti gli effetti un fattore di rischio sul lavoro. In alcuni casi è stato proprio il calore estremo a causare la morte delle persone». Per la Cgil, l’ordinanza regionale anticaldo non è più sufficiente se non accompagnata da riforme strutturali sugli orari, sostegni al reddito per le sospensioni dell’attività nelle ore torride e controlli più serrati.
Sul fronte dei settori produttivi, i comparti più colpiti restano logistica e magazzinaggio (2.106 casi), sanità e assistenza sociale (2.042), commercio (1.633) e costruzioni (1.505, con decessi saliti da 5 a 8). Crescono vertiginosamente anche le attività di intrattenimento (+42,2%) e quelle professionali e scientifiche (+18,3%). A destare allarme è infine la vulnerabilità generazionale e di genere: le denunce aumentano del 10,4% tra le lavoratrici e registrano picchi superiori al 14% tra i giovanissimi tra i 15 e i 19 anni.
Un’emergenza diffusa che per la Tuscia suona come un perentorio campanello d’allarme, spingendo le organizzazioni sindacali a chiamare i lavoratori alla mobilitazione: il prossimo 17 ottobre la Cgil scenderà in piazza a Roma per chiedere al Governo risorse adeguate per la prevenzione e la salute all’interno della prossima legge di bilancio.

