TARQUINIA – Chi erano le venti persone sepolte nel cuore dell’antica città etrusca e perché i loro corpi furono deposti in un’area sacra, con modalità differenti rispetto alle pratiche funerarie più comuni dell’epoca?
A distanza di migliaia di anni, queste domande sono ancora al centro del lavoro degli archeologi impegnati sulla Civita di Tarquinia, dove oltre quarant’anni di scavi hanno portato alla luce inumazioni considerate anomale rispetto al contesto in cui sono state individuate.
Per approfondire i risultati delle indagini è in programma sabato 17 ottobre, alle 17.30, un incontro dal titolo “Venti cold cases di migliaia di anni fa. Identità, violenza e inumazioni atipiche dell’area sacra del complesso monumentale della Civita di Tarquinia”.
L’appuntamento, organizzato dall’Università Agraria, si svolgerà nella Sala conferenze di Palazzo Vipereschi, in via Garibaldi 17, e vedrà come relatrice Matilde Marzullo, responsabile del cantiere di scavo e professore aggiunto di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano.
Le sepolture fuori dall’ordinario
Al centro della conferenza ci saranno gli esiti delle ricerche condotte su sei dei venti individui rinvenuti nell’area sacra del cosiddetto complesso monumentale.
Gli studiosi hanno combinato diverse discipline scientifiche per ricostruire, per quanto possibile, le vicende personali di queste persone: alle indagini archeologiche si sono affiancate analisi dei resti ossei, studi isotopici, datazioni al radiocarbonio e analisi genetiche.
Un approccio multidisciplinare che permette di cercare risposte su identità, provenienza, condizioni di vita e possibili circostanze della morte, ma anche di comprendere perché proprio questi individui siano stati sepolti in un luogo tanto significativo per la comunità antica.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Scientific Reports e costituiscono la base delle riflessioni che saranno presentate al pubblico.
La Civita, un luogo centrale per gli Etruschi
Il sito in cui sono avvenuti i ritrovamenti rappresenta uno dei punti fondamentali per comprendere la formazione e lo sviluppo di Tarquinia etrusca.
Le ricerche dell’Università degli Studi di Milano, avviate nel 1982, hanno documentato una frequentazione dell’area già dal X secolo avanti Cristo, quando attorno a una cavità naturale si sviluppò uno dei primi nuclei di aggregazione della comunità.
Nel corso dei secoli lo spazio venne progressivamente trasformato e monumentalizzato, assumendo una marcata funzione sacra. Le attività rituali e le deposizioni individuate testimoniano il ruolo del complesso come luogo di incontro e memoria collettiva.
È proprio questo valore simbolico a rendere particolarmente significative le venti sepolture: la loro presenza in un contesto così importante apre interrogativi sulle consuetudini funerarie, sulle credenze e sulle vicende individuali che si intrecciavano con la vita della città.
Quarant’anni di ricerca e collaborazione con il territorio
L’iniziativa rientra nelle attività del Progetto Tarquinia dell’Università degli Studi di Milano, che da oltre quattro decenni conduce campagne di scavo e studi sul patrimonio archeologico locale.
Le indagini si sviluppano anche nell’ambito di Science@Tarquinia, progetto internazionale realizzato in collaborazione con la University of Cambridge, con il contributo scientifico di Simon Stoddart, all’interno del Centro di Ricerca Coordinata “Progetto Tarquinia”, diretto da Giovanna Bagnasco Gianni.
Accanto alla ricerca, un ruolo importante è svolto dalla collaborazione con gli enti locali e dalla divulgazione dei risultati alla cittadinanza.
L’Università Agraria di Tarquinia, che amministra le terre del demanio civico comprendenti anche terreni del Pianoro della Civita, sostiene da anni le attività legate allo studio e alla valorizzazione dell’area archeologica.
Il presidente Alberto Riglietti e l’assessore delegata alle aree archeologiche Claudia Rossi hanno dato continuità a questo impegno, favorendo il rapporto tra l’ente, il mondo accademico e il territorio.
La conferenza di sabato rappresenterà quindi un’occasione per avvicinare il pubblico a una ricerca che unisce archeologia e nuove tecnologie scientifiche, nella speranza di ricostruire le storie rimaste nascoste per secoli sotto il terreno della Civita.
Chi è Matilde Marzullo
Impegnata nel Progetto Tarquinia dal 2009, Matilde Marzullo è oggi responsabile degli scavi al complesso monumentale e professore aggiunto di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano.
Membro corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, si occupa della ricostruzione storica dell’antica città e della necropoli, con particolare attenzione alla pittura funeraria tarquiniese, all’organizzazione territoriale dell’abitato e delle aree sepolcrali e alla cartografia archeologica della Civita e del territorio circostante.

