La grande struttura circolare del Colosseo del Riello vista dall'alto
Doveva essere la nuova porta nord di Viterbo: case, negozi, un cinema, uffici, un albergo a quattro stelle e, sul tetto, una pista di atletica con piscina. È rimasto uno scheletro di cemento a forma di anello, a due passi dal Tribunale e dall’Università della Tuscia. Il “Colosseo del Riello” torna all’asta l’11 novembre: la prima volta, nel dicembre 2015, la base era di 50 milioni di euro. Oggi si parte da un milione, con offerta minima di 750mila euro
VITERBO – Un crollo del 98 per cento in poco più di dieci anni. È la parabola di una delle opere incompiute più vistose della Tuscia, che chiunque entri in città da via Tuscanese ha imparato a riconoscere: una gigantesca struttura circolare in calcestruzzo, ferma “al rustico” da anni, che i viterbesi hanno ribattezzato con ironia il Colosseo del Riello.
La nuova vendita è stata disposta dal giudice dell’esecuzione del Tribunale di Viterbo, il dottor Federico Bonato, con provvedimento del 17 giugno 2026, nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare R.G.E. 89/2012. La redazione ha potuto consultare la perizia del consulente tecnico d’ufficio, l’ordinanza di delega e l’avviso di vendita: carte che permettono di ricostruire, passo dopo passo, la storia di un sogno immobiliare finito in pignoramento.
Dal Consorzio Riello all’acquisto dei terreni
Tutto comincia il 23 luglio 1991, quando viene costituito il Consorzio Riello G2/A per l’attuazione del comparto direzionale previsto dal piano regolatore all’ingresso nord della città. Tra i consorziati c’è la Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, attraverso la società CA.RI.VIT., titolare del 49,97 per cento delle quote e di circa 27.690 metri quadrati di terreno.
Il 5 marzo 2001 viene firmata la convenzione edilizia con il Comune di Viterbo. Due anni dopo, il 16 settembre 2003, la società che oggi subisce l’esecuzione (il cui nome è oscurato negli atti) acquista i terreni da CA.RI.VIT. per 3.111.900 euro più Iva, subentrando anche nel comodato che dal 1998 legava l’area all’Università della Tuscia.
Nel 2007 arriva un’operazione di permuta con un’altra società immobiliare: la volumetria residenziale (10.632,90 metri cubi) viene scambiata con 18.600 metri cubi di volumetria direzionale. Il progetto cresce.

Il progetto: 73mila metri quadrati su dieci piani
Il permesso di costruire P300/05 viene rilasciato il 23 dicembre 2005, poi modificato con la variante P393/07 del 27 dicembre 2007, all’interno del piano di lottizzazione “Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo ed altri”, lotto 1.
I numeri, letti oggi, danno le vertigini. Un complesso polifunzionale a pianta anulare su undici piani (tre interrati, il piano terra e sette in elevazione), più la copertura attrezzata con pista podistica e piscina, per una superficie lorda complessiva di 73.491 metri quadrati:
| Destinazione | Superficie | Unità |
|---|---|---|
| Commerciale (negozi, cinema, centro sportivo, ristorante) | 41.254 mq | 74 unità, 493 posti auto |
| Residenziale | 14.804 mq | 142 appartamenti, 56 box |
| Uffici | 10.707 mq | 60 unità |
| Albergo 4 stelle | 6.726 mq | 101 camere |
Una piccola città nella città, pensata in una posizione strategica: accanto al Palazzo di Giustizia, vicino all’Università, alla stazione Cotral e al polo commerciale Tuscia, a circa un chilometro dal centro storico.
Il cantiere si ferma, arrivano i creditori
Di quel progetto è stata realizzata soltanto la struttura portante in cemento armato, e nemmeno per intero. Poi il cantiere si ferma.
Nel 2011 arrivano i decreti ingiuntivi: il 21 ottobre quello ottenuto dalla M.C.I. S.p.A. per un milione di euro, il 30 dicembre quello di UniCredit per 2,4 milioni. Il 22 maggio 2012 viene trascritto il pignoramento che dà il via alla procedura esecutiva davanti al Tribunale di Viterbo. Nel corso degli anni gli attori sono cambiati: oggi il creditore procedente è Vivezina Ciancaleoni, subentrata per surroga alla M.C.I., mentre a chiedere la vendita è Fino 2 Securitisation Srl, società veicolo intervenuta nella procedura con un titolo esecutivo.
Il giudice dell’esecuzione nomina il 14 marzo 2013 il consulente tecnico, il geometra Danilo Mitrano di Vejano. Il sopralluogo si svolge il 16 luglio 2013 insieme al custode giudiziario, il dottor Pietro Benucci.
La perizia: 50 milioni così com’è, 118 se finito
La stima del perito è il punto di partenza di tutta la vicenda. A opera completata, il complesso varrebbe 118.281.484 euro, arrotondati a 118 milioni. Ma per finirlo servirebbero investimenti enormi: il costo complessivo dell’intervento è stimato in quasi altrettanto, circa 117,9 milioni.
Nello stato in cui si trova, terreno più lavori eseguiti, il valore viene quantificato in 49,6 milioni, arrotondati a un valore di mercato di 50 milioni di euro. È la cifra con cui il 2 dicembre 2015 viene bandita la prima asta. Da allora il prezzo è sceso di tentativo in tentativo, senza che nessuno si aggiudicasse il complesso.

Un rudere pericoloso, tra intrusi e permessi scaduti
La perizia descrive senza giri di parole lo stato dei luoghi: botole aperte, ponteggi degradati, una struttura pericolosa. E segni evidenti di intrusioni, con aperture forzate e veicoli abbandonati all’interno dell’area.
Chi compra non acquista soltanto cemento. L’area catastale complessiva è di 30.353 metri quadrati, ma solo 18.960 sono occupati dal sedime dell’edificio. Il resto è gravato da impegni con il Comune: 3.190 metri quadrati di distacco su via Tuscanese, 3.990 di parcheggio davanti al Tribunale e 4.213 di strade (via Pacinotti e via Papa Giovanni XXI) dovranno essere ceduti gratuitamente all’amministrazione. Una particella è interessata da un esproprio per la tangenziale, con un’indennità depositata di 12.830 euro, e una porzione di terreno è occupata dalla recinzione del Palazzo di Giustizia.
C’è poi il nodo urbanistico. Il permesso di costruire è scaduto. Il rinnovo è stato chiesto il 10 agosto 2011 e potrà essere rilasciato solo dopo il pagamento di una sanzione di 16.643,68 euro per il ritardato versamento della terza rata del costo di costruzione. Il perito ha rilevato anche alcune difformità, giudicate non essenziali.
Da 50 milioni a uno: come partecipare
Oggi il lotto unico, venduto in piena proprietà e in regime Iva, torna sul mercato con un prezzo base di un milione di euro e un’offerta minima ammissibile di 750mila euro, pari al 75 per cento della base: appena l’1,5 per cento della prima base d’asta. L’immobile, si legge nell’avviso, è “libero ma non fruibile in quanto non ultimato”.
La vendita è senza incanto, in modalità telematica asincrona, e si terrà mercoledì 11 novembre 2026 alle ore 10 nella sala aste telematiche del Tribunale di Viterbo, in via Falcone e Borsellino 41. Le offerte vanno presentate esclusivamente online, tramite il modulo del Ministero della Giustizia, entro le ore 13 di martedì 10 novembre, con una cauzione pari ad almeno il 15 per cento del prezzo offerto, che deve risultare accreditata entro la mezzanotte del giorno precedente l’asta.
Se arriverà più di un’offerta valida, si aprirà una gara telematica di quattro ore con rilanci minimi di 5mila euro, prorogata di dieci minuti a ogni rilancio negli ultimi dieci minuti, fino a un massimo di due ore aggiuntive. Chi si aggiudica il complesso avrà al massimo 90 giorni per versare il saldo.
Il professionista delegato e custode è il dottor Pietro Benucci, con studio in piazza della Rocca 31 a Viterbo (tel. 0761 304477). Il gestore della vendita è Aste Giudiziarie In Linea, con il portale astetelematiche.it. Perizia, ordinanza e avviso sono consultabili sul Portale delle Vendite Pubbliche del Ministero della Giustizia, sul sito del Tribunale di Viterbo e su quelli dei gestori.
Resta la domanda che a Viterbo in molti si fanno da anni: chi avrà la forza, e i capitali, per trasformare lo scheletro del Riello in qualcosa di diverso da un monumento all’incompiuto? Con un milione si porta a casa la struttura. Per finirla, ne servono più di cento.

