L’avvocato Miroli di Civitavecchia ha contestato il reato di femminicidio mettendone in discussione la legittimità
ROMA -Si è aperto oggi davanti alla Corte d’Assise di Roma il processo a Claudio Agostino Carlomagno, imputato per il femminicidio dell’ex moglie Federica Torzullo, 41 anni. L’uomo è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto coniugale, oltre che di occultamento e vilipendio di cadavere.
Il corpo della donna era stato ritrovato il 18 gennaio scorso ad Anguillara Sabazia, sepolto dietro la sede dell’azienda dell’imputato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Torzullo è stata uccisa con 23 coltellate nella villetta dove la coppia viveva insieme al figlio di 10 anni. Carlomagno ha confessato il delitto, ed è stato il primo caso in Italia, in cui è stato contestato il nuovo reato autonomo di femminicidio, dopo la legge del 2 dicembre 2025.
Si sono costituiti parte civile i genitori della vittima, Stefano e Roberta, oggi tutori legali del bambino, la sorella Stefania e diverse associazioni impegnate nella salvaguardia delle donne e delle vittime di reato.
Per l’accusa, il movente sarebbe legato alla volontà della donna di chiudere definitivamente la relazione. Una scelta che avrebbe comportato anche l’allontanamento dell’uomo dalla casa di Anguillara e l’affidamento del figlio alla madre.
Al centro della prima udienza le eccezioni sollevate dal difensore dell’imputato, l’avvocato Andrea Miroli, che ha messo in discussione la legittimità costituzionale dell’articolo 577 bis del codice penale relativo al reato di femminicidio, norma che violerebbe l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza, isolando come persona offesa la sola compagine femminile e creando disparità di trattamento.
Per il penalista, il reato di femminicidio farebbe riferimento ad elementi psicologici come la gelosia, il controllo e il possesso, creando il rischio che tutti gli omicidi commessi in una relazione affettiva diventino femminicidio, mentre altri elementi come il rifiuto di instaurare una relazione affettiva ricadono nella fattispecie dell’omicidio. “E questo è il movente esclusivo del delitto”.
Una questione ritenuta infondata dall’avvocato Nicodemo Gentile, legale dei familiari di Federica, secondo cui la norma risponde a dinamiche di prevaricazione e dominio all’interno delle relazioni, chiedendone il rigetto unitamente all’avvocato Mastropaolo.
Legittimità costituzionale dichiarata dalla Corte d’Assise “non rilevante” che ha ordinato di procedere con il dibattimento.
Sullo sfondo della vicenda processuale resta aperto anche un ulteriore fascicolo d’inchiesta presso la Procura di Civitavecchia per istigazione al suicidio. Il procedimento riguarda il gesto estremo compiuto il 24 gennaio scorso dai genitori dell’imputato, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, che non hanno retto il peso del dispiacere e degli insulti sui social a seguito del delitto e hanno posto fine alla loro esistenze impiccandosi in casa.
Attimi di tensione quando la madre di Federica ha gridato a squarciagola all’ex genero Carlomagno, seduto di spalle davanti a tutti, e da loro trattato “come un figlio”: “Guardami in faccia”.

