Ventidue anni dopo la morte dell’urologo del Belcolle, un fascicolo per stalking aperto in Sicilia riporta il nome di Attilio Manca al centro della scena. Le chat sequestrate a un pubblicitario arrestato a giugno svelano contatti con l’ex presidente dell’Antimafia del M5S Morra, bonifici, promesse di “materiale sul caso Manca” e perfino l’idea di cercare uno 007 in pensione
Viterbo, 12 febbraio 2004
Quella mattina era stato l’ospedale Belcolle a chiedere alla polizia di entrare nell’appartamento di Attilio Manca, urologo di 34 anni, che non si era presentato in reparto. Lo trovarono morto in casa, con due segni di iniezione: per la procura di Viterbo un’overdose di eroina, per la famiglia un omicidio mascherato.
Da allora Viterbo è il luogo dove il caso è nato e dove, sul piano giudiziario, si è chiuso. Ma la storia non ha mai smesso di tornare. L’ultima volta passa da Barcellona Pozzo di Gotto, il paese d’origine di Manca, e da un uomo che con quella morte non ha nulla a che fare: Aurelio Coppolino.

La ferita viterbese: quattro richieste di archiviazione
Il fascicolo della procura di Viterbo è rimasto aperto quasi dieci anni, e si è chiuso con la tesi dell’overdose. Le tappe, ricostruite nei documenti della Commissione parlamentare antimafia:
| Data | Passaggio |
|---|---|
| 26 luglio 2013 | Il gip accoglie la quarta richiesta: caso archiviato |
| 20 novembre 2009 | Terza richiesta; la famiglia si oppone, il gip dispone nuovi accertamenti |
| 24 gennaio 2006 | Seconda richiesta, anche per la posizione di un familiare indagato come possibile cedente della droga |
| 23 ottobre 2004 | Prima richiesta, dopo autopsia ed esami tossicologici |
| 12 febbraio 2004 | Il corpo viene trovato nell’appartamento di Viterbo |
Una relazione depositata in Commissione antimafia rimprovera alla procura viterbese di non aver mai voluto sentire e verbalizzare i genitori del medico. Per questo Gino e Angela Manca si rivolsero agli inquirenti di Messina e Barcellona. Anche la procura di Roma, più tardi, ha chiesto l’archiviazione, mentre i legali della famiglia hanno chiesto la riesumazione della salma.
Il padre, Gino, è morto nel 2023. La madre, Angela, continua a chiedere verità. Per la famiglia Attilio fu ucciso perché aveva riconosciuto, e curato senza saperlo, il boss Bernardo Provenzano, allora latitante e operato alla prostata a Marsiglia.
Chi è Aurelio Coppolino
Coppolino, 46 anni, pubblicitario rimasto senza lavoro, è l’unico indagato nell’inchiesta della procura di Barcellona Pozzo di Gotto. È stato arrestato il 20 giugno 2026 con l’accusa di stalking, dopo la denuncia del deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera.
Secondo l’accusa, per circa due mesi Coppolino ha lanciato in diretta su YouTube accuse false contro Calderone, contro il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e l’aggiunto Vito Di Giorgio, e contro diversi avvocati. Tra i bersagli più ricorrenti c’è Fabio Repici, legale della famiglia Manca insieme a Salvatore Borsellino.
Un punto va chiarito subito: Coppolino è del tutto estraneo alla morte di Attilio Manca. Il suo legame con il caso sta nelle notizie false diffuse contro chi, nelle aule giudiziarie, sostiene la tesi dell’omicidio. La domanda posta dall’inchiesta giornalistica di DossierToday è un’altra: perché un uomo senza alcun legame con Viterbo si interessa, ventidue anni dopo, all’urologo del Belcolle? E c’è qualcuno dietro di lui?
Le chat sequestrate: il “materiale sul caso Manca”
Coppolino registrava e conservava tutto, su telefono e computer. È da quei file, trascritti in un rapporto di polizia depositato alle parti, che emergono i suoi interlocutori. Nessuno di loro è indagato: compaiono solo come possibili testimoni.
Il più noto è Nicola Morra, 63 anni, ex capogruppo M5S al Senato e presidente della Commissione antimafia dal 2018 al 2022, poi espulso dal partito. Mercoledì 17 giugno, alle 20.11, Morra invia a Coppolino un vocale: Luigi Gaetti vorrebbe mandargli, appena avrà tempo, materiale relativo al caso Manca. Nello stesso messaggio Morra racconta che Gaetti avrebbe già inviato documenti a Giuseppe Conte, ad Alessandro Di Battista, a ministri e membri dell’Antimafia, senza mai ricevere risposta.
Gaetti, 67 anni, è stato vicepresidente dell’Antimafia dal 2013 al 2018 e sottosegretario all’Interno con delega antimafia nel primo governo Conte. Nel rapporto è solo nominato: non risulta alcun suo contatto successivo con Coppolino.
La sera stessa Coppolino risponde di essere “senza voce” sui social, bloccati dal tribunale tranne il canale YouTube, e senza avvocato. Il mattino dopo arriva l’ultimatum a Morra: pretende che vengano mantenuti gli impegni presi durante una riunione a casa sua, alla presenza dell’avvocato Ugo Colonna, e chiede un legale contro Calderone. Il vocale si chiude con un’esortazione volgare e la minaccia di troncare ogni rapporto. Quali fossero quegli impegni, il rapporto non lo chiarisce.
Bonifici, una riunione e un’email
Nel rapporto compaiono due versamenti sul conto postale di Coppolino.
| Data | Chi paga | Importo | Contesto |
|---|---|---|---|
| 20 giugno, 7.20 | Nicola Morra | non indicato | Coppolino, in Sardegna senza lavoro, chiede soldi per benzina e autostrada; Morra fa un bonifico istantaneo e scrive che di più non può fare |
| 13 giugno, 8.49 | Un avvocato del collegio difensivo di Maurizio Avola | 150 euro | Il giorno prima della diretta contro i vertici della procura di Palermo |
Il bonifico del 13 giugno arriva otto minuti dopo che Coppolino ha mandato la foto della sua carta PostePay. Nello stesso scambio scrive un messaggio ermetico: di aver lasciato “fuori” qualcuno a Ganzirri, quartiere di Messina, risparmiandolo nelle dirette. Avola è l’unico imputato per l’ultima falsa pista sulla strage di via D’Amelio. Coppolino racconta anche che la revisione dell’auto gliel’aveva pagata un avvocato, indicato con l’iniziale A..
C’è poi la riunione del 5 maggio a casa di Coppolino, che lui stesso evoca nell’ultimatum a Morra. E c’è un’email del 16 maggio dell’avvocato Ugo Colonna, legale di Avola e non ancora difensore di Coppolino. Colonna gli scrive che, se qualcuno gli avesse chiesto conto delle accuse rivolte a Repici e ad altri, poteva indicarlo come fonte e, se serviva, come testimone. E aggiunge di esserci, lodandone il coraggio.
“Basta uno 007 in pensione”
Giovedì 18 giugno, due ore dopo l’ultimatum a Morra, Coppolino ha una telefonata di mezz’ora con un avvocato, cugino di un sottosegretario dei governi Berlusconi. Subito dopo scrive a Morra che la presenza dei servizi segreti sarebbe “confermata”.
Il senso lo chiarisce un vocale successivo dello stesso avvocato: per avere informazioni basterebbe un funzionario dell’intelligence andato da poco in pensione, perché gli apparati “sanno tutto di tutti”, mentre chi è ancora in servizio oggi è blindato. Nel messaggio viene citato anche Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega ai servizi.
È un passaggio che a Viterbo pesa. L’ombra di apparati dello Stato sulla latitanza di Provenzano, e quindi sulla fine del medico che lo avrebbe visitato, è da anni uno dei nodi sollevati dalla famiglia. Le chat non dicono se quel contatto con ex 007 sia mai avvenuto: documentano solo che qualcuno lo suggeriva.
L’arresto e la replica della difesa
Sabato 20 giugno Coppolino è nel nord della Sardegna, dove ha cercato invano lavoro come cameriere. Alle 5.37 chiede a Morra un prestito per tornare verso Salò, promettendo di restituirlo quando la madre prenderà la pensione. Alle 8.03 posta l’ennesimo monologo su YouTube. Alle 9.51 scrive a Morra dal commissariato: deve ricevere una misura cautelare e, senza domicilio, finirà in carcere. L’ultimo messaggio chiede di andare dalla madre, rimasta sola. Nel rapporto non c’è risposta.
Ugo Colonna, oggi difensore di Coppolino, respinge ogni ricostruzione che lo voglia regista. Sostiene che dalle chat non emerge alcuna sollecitazione o accordo, che Coppolino ha agito in piena autonomia e che il suo obiettivo era denunciare il ruolo dell’onorevole Calderone nel potere mafioso barcellonese. Calderone è parte offesa e, secondo la procura, le accuse di Coppolino sono false. Colonna avverte che una diversa lettura sarebbe diffamatoria e dice di aver denunciato per calunnia chi ha reso dichiarazioni false su di lui.
Colonna conferma un solo incontro a Roma, il 10 giugno 2026, con Morra e con l’avvocato Fabio Trizzino, legale dei figli di Paolo Borsellino. Tema, a suo dire, l’evoluzione di Cosa nostra in Sicilia: nessun legame con Coppolino e nessun documento scambiato. Morra non ha risposto alle domande di Fabrizio Gatti.
Da chiarire
Le chat non provano una regia, ma lasciano domande che riguardano da vicino una città dove il caso è stato archiviato come overdose.
- Quale “materiale sul caso Manca” Gaetti avrebbe voluto inviare, e perché a un uomo senza alcun ruolo nel procedimento?
- Quali impegni sarebbero stati presi nella riunione del 5 maggio?
- Perché Coppolino si muove proprio contro chi sostiene in tribunale la tesi dell’omicidio?
- Qualcuno ha davvero cercato un ex agente dei servizi per avere informazioni?

