Nell’indifferenza dei parrocchiani e con “qualcuno” mosso a pietà che sta cercando di aiutarli
VITERBO – Da tre mesi vivono in una tenda nel giardino di una chiesa, esposti alle intemperie e senza un luogo in cui essere accolti anche solo per poche ore.
È la storia di Veronica e Alessandro. Entrambi trentenni, due giovani che si sono ritrovati senza lavoro e con un passato tragico.
Da tre mesi hanno sistemato il loro rifugio fuori dalla chiesa dei frati Cappuccini: per loro è impossibile lavarsi, ricaricare il cellulare o semplicemente dormire in un posto al chiuso.

“Alla Caritas ci permettono di lavarci una volta a settimana perché dicono che siamo in troppi – ci racconta Alessandro –. Andiamo lì a pranzo; per cena, i frati o qualche passante mosso a compassione ci offrono un panino. Qui dai frati non vogliono darci una stanza perché purtroppo abbiamo un cane (cucciolo) che non possiamo lasciare dal solo“.
Lui ha passato parte della sua vita in casa famiglia: “A tredici anni sono stato tolto ai miei genitori adottivi perché subivo violenze fisiche e maltrattamenti. Poi, al compimento della maggiore età, si esce dalla casa famiglia“.
A Viterbo trova un lavoro come badante, ma pochi mesi fa l’anziano che accudiva muore e così Alessandro si ritrova di nuovo in mezzo a una strada.

Veronica ha lasciato da tempo la sua famiglia: la mamma è morta da anni e con i fratelli ha sempre avuto problemi.
“Sia io che Veronica siamo rimasti senza niente. Cosa dovevamo fare senza un tetto sulla testa? Ci siamo messi qui con la nostra tenda, ma ora che arriva il freddo è difficile continuare così. Siamo andati ai servizi sociali di Viterbo e ci hanno proposto un corso di formazione retribuito. Per noi andrebbe anche bene, ma prima abbiamo bisogno di un posto dove sistemarci. Siamo sporchi, non possiamo andare a lavorare senza lavarci e con i vestiti lerci“.
L’emergenza prioritaria è una casa o una stanza dove potersi rimettere in ordine per ricominciare ad avere una vita sociale dignitosa, ma di un eventuale alloggio i servizi sociali non fanno menzione.

E in questi giorni a Veronica è salita la febbre, accompagnata da una tosse che all’addiaccio può solo peggiorare. Non vuole rimanere sola e così Alessandro resta con lei nella tenda, senza andare fino alla Caritas a prendere il cibo.
E nonostante siano tanti i viterbesi che escono dalla chiesa e vedono il loro rifugio d’emergenza, nessuno si avvicina per aiutarli.
“È venuta da noi solo una signora della Croce Rossa, che si sta interessando della situazione. Per il resto, escono dalla messa e tirano dritto“.
Un po’ di solidarietà è arrivata dalle attività commerciali del quartiere e da qualche abitante: chi offre loro un panino, chi una crostata, chi compra la pizza. Ma la situazione non può andare avanti così.
Questi due giovani hanno bisogno di essere aiutati a rimettersi in gioco e a ricostruire la loro vita. Una comunità non può restare indifferente di fronte a chi ha ancora tanto da dare, ma a cui è stato tolto tutto.
Ora la priorità è un alloggio. I servizi sociali e le istituzioni intervengano il prima possibile per ridare dignità ai due ragazzi, nell’indifferenza che li circonda.
Sta arrivando l’inverno e loro non potranno restare nella loro tenda di due metri per due nemmeno un giorno di più.

