Scagionati artigiani e piccoli commercianti, ma in Italia si nasconde un tesoretto di oltre 1200 miliardi di euro evasi, ma solo il 7,9% potrebbe essere effettivamente riscuotibile
LAZIO – Un recente report della CGIA Mestre ha ancora una volta messo nero su bianco come solo 1 possessore su 8 di Partita Iva sia un vero evasore fiscale. Nel documento, inoltre, viene evidenziato come nella regione Lazio, ancora più della Campania e della Lombardia, il debito pro capite da riscuotere (tasse non pagate) sia il più alto.
Un vero e proprio mito da sfatare, quindi, quello del piccolo artigiano o commerciante che evade. Si tratta solo 12.7% del totale e quindi i lavoratori autonomi, non sono il cosiddetto “popolo degli evasori”, anzi. Come specifica tuttavia la CGIA Mestre “È indubbio che in questa categoria vi sia anche chi non adempie ai propri obblighi fiscali; tuttavia, secondo le statistiche ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, solo un debitore col fisco su otto è una partita IVA”.
Molto più di loro sono invece soliti evadere il fisco sono i lavoratori dipendenti, i pensionati e i percettori di altre forme di reddito (rendite immobiliari e simili). Si tratta di ben 16,3 milioni di persone su un totale di 22,8 milioni di evasori italiani. Anche le persone giuridiche (come le società) sono inferiori di numero (3,6 milioni) anche se, in questo caso, è ovvio che si parli di debiti più pesanti.
Il problema più grande, tuttavia, è dato dal fatto che in Italia mancano 1.274 miliardi di euro ancora da incassare, ma di questi solo 100 miliardi sono incassabili. Infatti, il 76% delle cartelle sono di importo inferiore ai 1000 euro (da qui il perché dei “piccoli evasori” come pensionati e dipendenti). Come illustra il report “Tra il 2000 e il 2024 le tasse, contributi, imposte, bollette, multe, etc., non riscosse dal fisco italiano o da altri enti sono pari a 1.274,5 miliardi di euro. Al netto delle persone nel frattempo decedute, delle imprese cessate, dei nullatenenti e dei contribuenti già sottoposti ad azione cautelare/esecutiva, l’importo potenzialmente aggredibile si riduce a poco più di 100 miliardi di euro (7,9 per cento del totale)”.