Ennesimo disastro politico di Rixi e Salvini. Il MIT commissaria i porti italiani e li congela per fare cassa

ROMA – Quella del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non è una scelta tecnica. È un atto politico, pesante, centralista e dagli effetti immediati: con una comunicazione recapitata il 30 dicembre, il MIT ha di fatto commissariato tutte e 16 le Autorità di sistema portuale, imponendo l’esercizio provvisorio dei bilanci 2026 fino al 30 aprile e riducendo la spesa a un dodicesimo mensile per capitolo.

Poche righe burocratiche bastano a svuotare di senso le recenti nomine dei presidenti delle Adsp, trasformati nei fatti in commissari dell’ordinaria amministrazione, impossibilitati a programmare, investire, decidere. Nessuna grande opera, nessun intervento strutturale, nessuna spesa non strettamente necessaria. I porti italiani vengono congelati.

La beffa per chi usciva dalla crisi: il caso Civitavecchia

Tra le Autorità più colpite c’è quella di Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, reduce da una fase di profonda difficoltà e finalmente pronta a rilanciare investimenti e strategie grazie a cinque anni di lavoro straordinario fatto dall’ex presidente Pino Musolino.

Proprio nel momento in cui servirebbe accelerare, Roma tira il freno a mano e mette sotto tutela l’attuale presidente Raffaele Latrofa.

Negli ambienti portuali il quadro è chiarissimo: impossibile per i presidenti provvedere a investimenti rilevanti nelle infrastrutture, ma anche a qualsiasi spesa che richieda un esborso non ordinario. Una paralisi annunciata.

Scelta tecnica? No: i bilanci erano già esecutivi

La giustificazione ufficiale regge poco. I bilanci previsionali delle Adsp sono sui tavoli del MIT da oltre 45 giorni. La legge 84/94 è chiara: superato quel termine, le delibere diventano esecutive anche senza il via libera del MEF.

Perché allora bloccare tutto? Il sospetto, sempre più fondato, è che si voglia impedire qualunque iniziativa locale per far sì che le Autorità accumulino avanzi di amministrazione.

L’obiettivo vero: finanziare Porti d’Italia spa

Quegli avanzi, guarda caso, rappresentano la prima dotazione finanziaria della futura Porti d’Italia spa, perno della riforma voluta da Matteo Salvini e dal suo vice Edoardo Rixi.

Una riforma che accentra risorse, poteri e decisioni a Roma, drenando fondi dalla “periferia” portuale verso una spa nazionale, secondo una visione dichiaratamente centralistica.

Presidenti nominati, ma senza poteri

Il risultato è grottesco: presidenti appena nominati ma inermi, impossibilitati a definire strategie di medio-lungo periodo. Una situazione che si inserisce in un quadro già segnato dalla lottizzazione politica, confermata anche dalla recente nomina di Assoporti e dal sistema delle “indicazioni” romane sui segretari generali.

Un danno strutturale al sistema Paese

L’esercizio provvisorio consente solo spese indifferibili: stipendi, contratti in essere, sicurezza, continuità operativa. Tutto il resto è fermo. Il meccanismo dei dodicesimi impedisce persino l’avvio delle gare, perché il capitolo investimenti non ha capienza sufficiente per coprire le opere.

Altro che efficienza. Altro che rilancio dei porti.

Questa decisione svuota le Adsp, blocca gli investimenti, penalizza i territori e prepara il terreno a un travaso di risorse verso una struttura centrale ancora tutta da dimostrare.
Se questa è la riforma dei porti, il conto lo pagheranno infrastrutture, lavoro e competitività del Paese. E porti come Civitavecchia, che stavano appena rialzando la testa, rischiano di essere di nuovo sacrificati sull’altare della politica romana.