L’iniziativa nasce dalla volontà di denunciare un clima di crescente difficoltà che, secondo i promotori, sta colpendo ampie fasce della popolazione
ORTE – Una mobilitazione pubblica per esprimere disagio sociale, preoccupazione economica e richiesta di maggiore ascolto da parte delle istituzioni. È il sit-in promosso a Orte da un gruppo di cittadini e operatori del settore agricolo, che invitano lavoratori e famiglie a scendere in piazza per una protesta dichiarata non violenta e orientata al confronto.
L’iniziativa nasce dalla volontà di denunciare un clima di crescente difficoltà che, secondo i promotori, sta colpendo ampie fasce della popolazione. Al centro delle critiche vi sono le truffe, il caro vita, le condizioni sempre più complesse del lavoro agricolo e la percezione di un progressivo distacco tra le decisioni politiche e le reali esigenze dei territori.
Gli organizzatori parlano apertamente di un impoverimento del tessuto produttivo, segnato dalla chiusura di imprese, dalla perdita di potere d’acquisto e dall’aumento delle disuguaglianze sociali. Da qui l’appello al rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione e alla necessità di restituire centralità al lavoro come fondamento della vita economica e sociale del Paese.
Nel mirino della protesta anche l’attuale indirizzo politico nazionale e internazionale, accusato di privilegiare interessi esterni e logiche di mercato globale, penalizzando la sovranità economica e il benessere dei cittadini. Particolare preoccupazione viene espressa per quella che viene definita una pericolosa accelerazione verso il riarmo, ritenuta incompatibile con una tradizione di pace e neutralità che, secondo i promotori, ha garantito sviluppo e stabilità nel corso dei decenni.
Il sit-in vuole lanciare un messaggio chiaro: fermare politiche considerate dannose per la popolazione e avviare un cambiamento profondo nella gestione della cosa pubblica. I promotori chiedono una nuova fase politica guidata da figure competenti e credibili, capaci di tutelare il lavoro, ridurre le disuguaglianze e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
“Servono giustizia sociale, dignità e sicurezza economica – concludono – affinché nessuno sia costretto a vivere con il timore di scivolare nella povertà. Solo attraverso una partecipazione pacifica e consapevole si può difendere il futuro del Paese e il valore di una comunità che chiede di essere ascoltata”.

