Viterbo – Il centro storico che si svuota: la chiusura di Officine Toscane accende il dibattito

Barber shop al posto delle botteghe storiche: il cuore di Viterbo che cambia volto

La serranda che si abbassa in via Roma non è una come le altre. La chiusura di Officine Toscane, negozio che per quasi vent’anni ha rappresentato un punto di riferimento commerciale nel cuore di Viterbo, è diventata il simbolo di un malessere che residenti e commercianti del centro storico denunciano da tempo, spesso sottovoce, oggi con crescente preoccupazione.

Il titolare, Roberto Strabioni, ha scelto di concentrare la propria attività sul punto vendita di Orvieto, città più piccola ma capace di garantire flussi turistici continui. Una decisione imprenditoriale legittima, ma che per molti suona come una sconfitta per la “Città dei Papi”, sempre più in difficoltà nel trattenere attività storiche e nel rendere attrattivo il proprio centro.

“Una lenta ghettizzazione del centro”

C’è chi parla apertamente di “lenta ghettizzazione”. «A Viterbo è in atto una trasformazione evidente – racconta un commerciante del centro storico, che chiede l’anonimato –. Molti immigrati sono persone corrette, ma quando intere aree si ghettizzano, chiunque fatica a integrarsi davvero. E senza integrazione nascono attriti, tensioni, conflitti quotidiani».

Un concetto che gli stessi esercenti tengono a precisare: la richiesta non è esclusione, ma maggiore integrazione e rispetto delle regole, affinché il centro non diventi un luogo marginale o percepito come insicuro da chi lo abita da sempre.

Un centro sempre meno accessibile

Alla trasformazione sociale si sommano problemi strutturali irrisolti. «Il centro storico è fatto di salite, scale, abitazioni scomode e pochissimi parcheggi – spiega un residente –. La popolazione è mediamente anziana e fare centinaia di metri a piedi con la spesa, magari sotto la pioggia, diventa complicato».

La pedonalizzazione, scelta da tempo dalle amministrazioni comunali, viene vista come un’idea corretta nei principi ma mal gestita nei tempi, soprattutto in un contesto segnato dal caro vita e dal calo dei consumi.

Il nodo Cotral: meno flussi, meno vita

A peggiorare il quadro contribuisce lo spostamento definitivo del capolinea dei bus dal Sacrario al Riello, una decisione che ha già sollevato la protesta dei commercianti del centro.

Dal 1° dicembre i mezzi del trasporto pubblico locale hanno lasciato il Sacrario. Quello che doveva essere un trasferimento temporaneo, oggi appare definitivo: l’ex stazione dei bus diventerà un Centro di educazione alla biodiversità e per i mezzi non è più previsto il ritorno.

«Per noi è una mazzata – racconta un esercente –. Quei flussi continui di persone erano fondamentali. Ho clienti che già mi dicono che non verranno più. È una goccia che rischia di far traboccare il vaso».

Presidi annunciati, sicurezza percepita zero

Ed è proprio il Sacrario il punto più critico. Negli ultimi mesi, a seguito delle numerose lamentele e delle frequenti aggressioni, la sindaca Chiara Frontini aveva annunciato il rafforzamento dei presidi della polizia locale nella zona, come risposta a una situazione ormai ritenuta fuori controllo.

La realtà, però, secondo residenti e commercianti, è ben diversa. «I presidi sono stati più annunci che reali – raccontano –. A volte c’è l’auto dei vigili parcheggiata in piazza, ma gli agenti restano poco tempo. Un presidio “una tantum”, più simbolico che efficace».

Le aggressioni, infatti, non si sono fermate. Anzi, continuano soprattutto nelle ore serali, quando il presidio non c’è mai. «Urla, schiamazzi, atteggiamenti da microcriminalità quotidiana sono diventati la normalità – spiega un residente –. La cosa più grave è che ormai la gente si è abituata. E quando ci si abitua al degrado, significa che si sta perdendo la città».

Controlli sporadici e regole elastiche

Il tema sicurezza si intreccia con quello del decoro urbano. «Botteghe storiche chiudono e al loro posto spuntano barber shop e minimarket a ogni angolo – denunciano –. Attività che spesso vendono alcolici anche ai minori, con controlli sporadici e concentrati solo in certe fasce orarie. Il Sacrario è lasciato a sé stesso». Ne è un perfetto esempio l’addio recente della storica cartoleria Pallotta in via della Sapienza, sostituita proprio da un barbiere “etnico”.

La richiesta che arriva dal centro è netta: presidi veri, continui, riconoscibili, non interventi spot. «La città chiede il rispetto delle regole e un’azione concreta. Senza sicurezza e controllo non può esserci né integrazione né rilancio».

Un gioiello inespresso che rischia di spegnersi

Nonostante il quadro critico, nessuno parla di una battaglia persa. «Viterbo è un gioiello inespresso – conclude un commerciante – ma va tutelata insieme a chi la vive ogni giorno. La chiusura di Officine Toscane è un segnale chiaro. Se continuiamo a ignorarlo, altre serrande si abbasseranno. E a quel punto non basteranno più annunci o promesse».