Un’anziana ha donato la sua treccia conservata per quarant’anni
Un’ondata di solidarietà immensa, stiamo parlando delle persone, tra loro molti giovani, che ha deciso di tagliarsi i capelli affinché siano utilizzati per creare parrucche da dare alle vittime ustionate nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno al bar Constellation di Crans-Montana.
Iniziativa partita da Cindy Blanc, parrucchiera e specialista in protesi capillari per persone affette da tumore o vittime di ustione attiva nel suo salone di Martigny, che ha deciso di lanciare un appello sui social con l’obiettivo di raccogliere capelli che possano essere utilizzati per creare parrucche da destinare alle vittime dell’incendio, e dopo aver contattato diverse fabbriche è riuscita a portare a termine il suo desiderio. Lei raccoglie i capelli e loro creano parrucche.
Impressionante la quantità di capelli raccolta finora, e dopo che tanti saloni del nord Italia hanno deciso di imitarla, offrendo taglio e piega gratis a chi dona. Tra le più giovani, Rebecca Sinigaglia di Pavia che accompagnata da madre e nonna al salone Ecocentrica di San Genesio, ha reciso la sua lunga treccia per aiutare i suoi coetanei.
«Ci contattano persone di ogni età e da ogni dove: giovani donne, uomini e nonne dall’Italia, dalla Francia, dal Belgio e dal Lussemburgo. In più molti saloni in Svizzera si sono mobilizzati per mandarci capelli. Una signora anziana ci ha persino regalato la treccia che si era tagliata quarant’anni fa. Riceviamo inoltre tantissime telefonate e messaggi».
A raccontato Blanc ad un giornale locale.
«Ho appena pesato la scatola in cui sono contenuti quelli arrivati negli ultimi tre-quattro giorni e l’ago della bilancia segnava più di 5 KG», rivela Blanc.
Non tutti i capelli sono però uguali. «Ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno sono capelli naturali di una lunghezza di circa 30 centimetri. Abbiamo ricevuto tanti capelli tinti, ma non abbastanza naturali e quindi ora mettiamo l’accento sui quest’ultima tipologia», spiega Blanc.
Allo stato attuale, comunque, rimangono tanti i dubbi e le incertezze. «Non sappiamo ancora quante persone avranno bisogno di una protesi capillare o di una parrucca», chiarisce la donna. «Cerchiamo dunque di raccogliere più materiale possibile così che poi, al momento del bisogno, le vittime avranno una vasta scelta di parrucche». Niente verrà inoltre sprecato o buttato via. «Se dovessimo accorgerci di aver prodotto più parrucche di quante ce ne fosse veramente bisogno, allora daremo le eccedenze alle persone affette da tumore», rassicura la parrucchiera di Martigny.

