Unindustria: “Il Lazio corre, ora infrastrutture per collegare le province a Roma in un’ora”

Viterbo è una tra le città che più soffre per collegamenti desueti e infrastrutture assenti. Un cambiamento radicale potrebbe essere una svolta per tutta la regione

ROMA – Il Lazio cresce più del resto d’Italia e lo fa trainato dall’industria. Ma senza infrastrutture moderne e collegamenti rapidi tra i territori, questa crescita rischia di non consolidarsi. È il messaggio lanciato dal presidente di Unindustria, Giuseppe Biazzo, intervenuto a Roma durante una conferenza stampa al St. Regis Hotel, in cui ha delineato priorità e strategie per il futuro economico della regione.

I numeri parlano chiaro: nel 2024 il Pil del Lazio è cresciuto dell’1,2%, quasi il doppio della media nazionale ferma allo 0,7%. Un risultato sostenuto in larga parte dall’industria, che contribuisce per circa il 60% alla crescita complessiva. Positive anche le previsioni per il 2025, seppur con ritmi più contenuti ma comunque superiori al dato nazionale.

Unindustria sottolinea come la forza del Lazio risieda nella sua struttura economica diversificata: manifattura che esporta e innova, servizi avanzati legati al digitale, all’audiovisivo, alle telecomunicazioni e alla sicurezza. Nei primi tre trimestri del 2025 l’export regionale è cresciuto del 14%, contro una media italiana del 3,6%, contribuendo per oltre il 20% alla crescita nazionale. Segnali incoraggianti anche sul fronte occupazionale, con un tasso di occupazione al 64,2% e una disoccupazione al 5,8%, entrambi migliori della media del Paese.

Ma per Biazzo ora è il momento di fare un salto di qualità. “Se l’industria avanza con un passo più deciso, la crescita è più solida”, ha spiegato, ribadendo il valore del Piano Industriale del Lazio come piattaforma di riferimento condivisa tra imprese e istituzioni. Un piano che sarà aggiornato nei prossimi mesi con nuovi focus strategici in vista del 2026.

Al centro del ragionamento di Unindustria c’è il tema delle connessioni. Roma resta il grande motore economico e la porta d’accesso internazionale del Lazio, ma le altre province – Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina, Cassino, Aprilia e Civitavecchia – devono poter dialogare con la Capitale e tra loro in modo rapido ed efficiente.

L’obiettivo indicato è netto: collegare queste città a Roma in non più di 60 minuti.

Un traguardo che passa da una pianificazione infrastrutturale concreta e da cantieri che procedano senza ulteriori rallentamenti.

Tra le opere indicate come strategiche figurano la Salaria, la Cassia, la Orte-Civitavecchia, la Cisterna-Valmontone, la Frosinone-Latina, la Orte-Cassino-Gaeta e la Tav del basso Lazio. Interventi ritenuti indispensabili per rigenerare le connessioni regionali e sostenere lo sviluppo dei territori meno centrali.

Per Unindustria la crescita del Lazio non può essere solo romana, ma deve diventare realmente regionale. Zone logistiche semplificate e Consorzio industriale devono diventare rapidamente operativi, così come vanno sostenute le filiere ad alto contenuto tecnologico – dal digitale allo spazio, dalla farmaceutica alla green economy – e avviate senza esitazioni opere ritenute fondamentali come il termovalorizzatore e la Roma-Latina.

Il messaggio finale è chiaro: il “metodo Lazio” sta funzionando grazie alla collaborazione istituzionale, ma ora serve uno scatto in avanti sulle infrastrutture. Senza collegamenti rapidi ed efficienti, anche province come Viterbo rischiano di restare ai margini di una crescita che, sulla carta, corre più veloce del resto d’Italia.