Partito democratico contro Fiuggi: la sindrome di Tafazzi e l’odio ideologico che rischiano di affossare la città

Tutto nasce dal fatto che Del Vecchio, patron di Luxottica e delle Terme Fiuggi, avrebbe dichiarato di aver fiducia in questo Governo e quindi sicuro di tornare ad investire nella nostra Nazione

FIUGGI – C’è un confine sottile tra opposizione politica e autolesionismo. A Fiuggi, quel confine sembra ormai superato da tempo. Il recente attacco del Partito Democratico locale contro chi sta concretamente investendo nella rinascita della città ha assunto contorni che molti definiscono sconcertanti, se non grotteschi.

Un caso emblematico di quella che, nel linguaggio comune, viene ormai chiamata “sindrome di Tafazzi”: colpire se stessi pur di colpire l’avversario ideologico.

La riunione del Partito Democratico di Fiuggi, tenutasi nella sala Bomboniera del teatro comunale a poche ore dal Consiglio comunale infuocato di venerdì, doveva rappresentare un momento di rilancio in vista del congresso provinciale. È stata invece la fotografia impietosa di un partito in evidente difficoltà: meno di trenta partecipanti all’assemblea degli iscritti, nonostante la presenza e la “chiamata” della consigliera regionale Sara Battisti.
Un’assenza di popolo che parla da sola.

Eppure, a fronte di un consenso praticamente nullo, il gruppo consiliare di minoranza – Festa, Battisti e Coladarci – ha scelto toni da rivoluzione permanente nell’Assise comunale. Toni che, però, non trovano riscontro nella realtà cittadina. La discussione congressuale ha infatti offerto uno spunto politico preciso: l’attacco frontale al nuovo corso industriale e termale di Fiuggi, incarnato dall’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, patron della holding LMDV Capital ed erede del gruppo Luxottica.

Secondo i “democratici” fiuggini, Del Vecchio sarebbe colpevole di non aver ancora presentato un progetto di rilancio delle Terme. Un’accusa che rasenta l’incredibile se confrontata con i fatti: investimenti multimilionari già messi nero su bianco, uno stabilimento industriale tecnologicamente avanzato, l’apertura a nuovi mercati, il rafforzamento di quelli esistenti, la salvaguardia di decine di posti di lavoro e il pagamento regolare del canone al Comune per la gestione del ramo industriale. Tutto ignorato, tutto rimosso.

Alioska Baccarini con Leonardo Maria Del Vecchio

Il vero “peccato originale” dell’imprenditore, però, sembra un altro: aver dichiarato apertamente, in un’intervista televisiva (dalla immarcescibile “kompagna” Lilli Gruber), che l’attuale Governo garantisce stabilità e condizioni favorevoli agli investimenti. Un’opinione economica, legittima e diffusa tra gli operatori del settore, che è bastata per scatenare la demonizzazione. Così, per avversione ideologica, il PD locale arriva a voltare le spalle non solo a un investitore strategico, ma anche ai lavoratori, al brand Fiuggi, agli interessi pubblici e al futuro della città.

Nel mirino è finito anche il sindaco Alioska Baccarini, accusato insieme a Del Vecchio di rappresentare una visione “altra” rispetto a quella democratica. Una visione che, però, sta producendo risultati concreti dopo anni di immobilismo. Interpellato sulla vicenda, il primo cittadino ha scelto una replica netta e senza giri di parole: «Non intendo entrare nel merito di alcune gravissime dichiarazioni pronunciate nel “concilium” del Partito Democratico. Posso soltanto ribadire che oggi il PD non rappresenta nessuno ed è contro gli interessi dei fiuggini: la conferma è emersa con chiarezza nell’assemblea di ieri».

Una dichiarazione che suona come una sentenza politica. Perché mentre Fiuggi prova finalmente a rialzarsi grazie a investimenti, lavoro e prospettive, una parte della sinistra sembra preferire il declino del proprio territorio piuttosto che accettare che la rinascita non porti la sua firma. E questa, più che opposizione, assomiglia pericolosamente a un atto di autolesionismo collettivo.