Calcio – AIA, la Corte d’Appello conferma la squalifica del viterbese Antonio Zappi: si va verso il commissariamento

ROMA – È arrivata la parola fine sulla vicenda che ha scosso il vertice dell’Associazione Italiana Arbitri. La Corte d’Appello ha respinto il ricorso presentato dal viterbese Antonio Zappi, confermando la squalifica di tredici mesi già inflitta in primo grado. Una decisione che comporta l’immediata decadenza del presidente e apre ufficialmente la strada al commissariamento dell’AIA, in attesa di nuove elezioni.

La Corte ha ribadito quanto stabilito lo scorso 12 gennaio dal Tribunale Federale Nazionale, che aveva accolto integralmente la richiesta del procuratore federale Giuseppe Chiné. Per Zappi era stata disposta un’inibizione di tredici mesi, di fatto una squalifica che ora diventa definitiva dopo il giudizio d’appello.

Una sentenza che chiude un capitolo complesso per la classe arbitrale italiana, già alle prese negli ultimi mesi con polemiche ricorrenti e tensioni legate alla gestione tecnica e agli episodi Var.

L’inchiesta, avviata nel corso dell’anno precedente, ruota attorno a presunte pressioni esercitate da Zappi sugli organi tecnici delle categorie di Serie C e Serie D. Secondo quanto emerso, il presidente avrebbe spinto per le dimissioni di Ciampi e Pizzi, con l’obiettivo di favorire l’ingresso di due figure di primo piano del panorama arbitrale come Daniele Orsato e Stefano Braschi.

A novembre Zappi aveva rifiutato il patteggiamento, dichiarandosi estraneo ai fatti e ribadendo la propria innocenza. A gennaio era arrivata la pronuncia di primo grado, seguita dal ricorso in Appello. Ora la conferma definitiva della sanzione.

Con la decisione della Corte, la guida dell’AIA decade di fatto con effetto immediato. L’associazione si avvia quindi verso una fase di commissariamento che traghetterà la struttura fino alla convocazione di nuove elezioni.

Per la classe arbitrale italiana si apre un periodo di transizione delicato, chiamato a ristabilire equilibrio e credibilità in un momento storico già segnato da forti pressioni mediatiche e istituzionali.