Caso “Traghettopoli”, la Cassazione demolisce le accuse: trionfo giudiziario per Vincenzo Onorato e i figli Alessandro e Achille

Crolla definitivamente l’inchiesta “Traghettopoli”: la Suprema Corte sancisce l’assoluta inconsistenza dell’impianto accusatorio. Vincenzo Onorato rompe il silenzio: “Hanno cercato di distruggerci, ma la verità è emersa”

Si chiude con una vittoria schiacciante su tutta la linea la battaglia legale della famiglia Onorato. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al cosiddetto “teorema Traghettopoli”, l’inchiesta genovese che ipotizzava un sistema corruttivo basato su biglietti omaggio della Moby in cambio di favori.

Un castello di carte che gli Ermellini hanno raso al suolo, accogliendo il ricorso dell’avvocato Pasquale Pantano e riabilitando pienamente l’armatore Vincenzo Onorato e i figli Alessandro e Achille, finiti per anni nel tritacarne mediatico.

La Cassazione: “Solo una ricerca di reati inesistenti”

La sentenza della Suprema Corte è una censura durissima all’operato della Procura di Genova. Secondo i giudici, il decreto di sequestro firmato nell’agosto 2025 dal pm Walter Cotugno non era basato su prove, ma aveva una “natura esplorativa”. In sostanza, l’accusa non cercava conferme a un reato già individuato, ma cercava disperatamente di “inventarne” uno, analizzando dispositivi elettronici alla cieca nella speranza di trovare una notizia di reato.

La Cassazione ha parlato di accuse generiche, prive del “benché minimo indizio di corruzione”, bollate come materiale dato “in pasto alla stampa” senza fondamento giuridico.

Vincenzo Onorato: “Migliaia di posti di lavoro messi a rischio”

Dopo un lungo e dignitoso silenzio, il patron di Moby ha affidato al Giornale il suo sfogo amaro ma fermo. “Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e oggi, più di prima, questa fiducia è ripagata”, esordisce Onorato. L’armatore punta il dito contro l’uso distorto del termine “Traghettopoli”, coniato per evocare un sistema criminoso mai esistito.

Le conseguenze dell’inchiesta avrebbero potuto essere catastrofiche:

  • Il sequestro da 64 milioni di euro: Una misura che, secondo l’armatore, ha messo a serio rischio migliaia di posti di lavoro.

  • Il fango mediatico: 123 indagati, tra cui servitori dello Stato e ufficiali della Guardia di Finanza dalla carriera specchiata, le cui vite sono state esposte alla pubblica gogna.

“Hanno distrutto carriere di fedeli servitori dello Stato con una strategia mediatica ben pianificata”, denuncia Onorato, ricordando come le notizie venissero “centellinate” alla stampa mentre gli imputati restavano all’oscuro di tutto.

La vittoria della verità

L’inchiesta, che inizialmente aveva tentato di colpire il gruppo Onorato anche con l’ipotesi di frode nelle pubbliche forniture (già rigettata in precedenza), si chiude con il riconoscimento della totale estraneità della famiglia e dei funzionari della compagnia da ogni patto corruttivo.

L’assoluzione di Vincenzo, Alessandro e Achille Onorato non è solo una vittoria legale, ma la fine di un incubo per un intero gruppo industriale. Resta il monito escatologico lanciato dall’armatore al termine della sua intervista: “Il processo giudiziario risulta privo di fondamento, ma quello mediatico ha vinto per mesi. La legge è davvero uguale per tutti?”.

Oggi, per la famiglia Onorato, la risposta arriva finalmente dalle aule di giustizia: la verità ha vinto sul pregiudizio.