La popolazione di Tarquinia in questi ultimi anni è calata di quasi mille unità, a cosa serve un nuovo centro residenziale?
TARQUINIA – Non è tutto “sociale” quello che luccica. L’ultimo atto dell’inchiesta sull’espansione edilizia a Tarquinia si consuma tra le 34 pagine della Relazione Generale firmata dalla SL Costruzioni.
Un documento che, dietro lo schermo dell’informatica urbanistica, nasconde un’operazione finanziaria da capogiro. Si parla di “housing sociale” e “risposte alla crisi abitativa”, ma l’analisi tecnica suggerisce una realtà ben diversa: un vero e proprio “Cavallo di Troia” ideato per scardinare il Piano Regolatore Generale e trasformare il verde vincolato in una colata di cemento residenziale privato.
ALL._1_Relazione_GeneraleIl “Sociale” come alibi: un affare da 15 milioni
Il progetto punta tutto sull’Edilizia Residenziale Sociale (ERS), basandosi sulla Legge Regionale 22/97. La proposta al Comune è un baratto che appare quantomeno squilibrato: il privato chiede di costruire palazzi in un’area vincolata offrendo in cambio una minima quota di alloggi a canone agevolato e qualche metro di verde pubblico.
Ma Tarquinia ha davvero bisogno di nuove case? I numeri dicono di no: con un mercato saturo e centinaia di appartamenti invenduti, l’ERS non sembra una risposta a un bisogno collettivo, quanto un grimaldello normativo. Il dato economico è clamoroso: se il Comune approvasse la variante, il terreno (pagato 2,4 milioni di euro) vedrebbe il suo valore schizzare immediatamente verso una stima di 10-15 milioni di euro. Una plusvalenza teorica che finirebbe tutta nelle tasche del privato.

L’Amministrazione al bivio: tutela o silenzio assenso?
Il Comune di Tarquinia non è un semplice spettatore, ma l’arbitro della partita. Approvare questa variante significherebbe legittimare un’operazione nata in zone d’ombra: una società con sede a Blera e capitali mossi attraverso 22 assegni circolari piovuti dal nulla (anche se con il 110% sembra aver avuto profitti da capogiro).
I rischi per l’ente sono pesanti e concreti:
- Danno Erariale: Il “regalo” normativo concesso al privato supera di gran lunga il valore delle opere di compensazione (parchetti e ciclabili) cedute alla città.
- Sottrazione di Servizi: Trasformare una zona destinata a impianti sportivi e ludici in residenziale significa impoverire il patrimonio di servizi dei cittadini.
- Il Precedente: Si sdogana il principio secondo cui chiunque, comprando un prato a prezzi fuori mercato, possa poi pretendere una variante urbanistica per “rientrare” dell’investimento.
Il bilancio dell’operazione: chi vince e chi perde
Cosa ottiene il privato? Cosa ottiene Tarquinia? Cosa perde la Collettività?
Plusvalenza netta milionaria intanto è una certezza. Un parco (da manutenere a spese pubbliche) 6 ettari di verde sportivo vincolato.
Diritto di edificazione libera. Qualche alloggio a canone basso. Certezza e trasparenza delle regole. Schermatura totale sui capitali. Una ciclabile di pochi metri. Un’urbanistica al servizio del pubblico.
Il “Fattore Sposetti” e lo Studio Santi: il nodo del conflitto d’interesse
La domanda che agita i corridoi del Palazzo è una sola: perché la SL Costruzioni ha già investito 2,4 milioni di euro senza avere la certezza della variante?
Nel mondo degli affari, nessuno “butta” milioni al vento se non si sente politicamente o tecnicamente “coperto”.

Ed è qui che l’inchiesta tocca i vertici dell’amministrazione. Storicamente, a curare gli interessi del venditore del terreno — il Conte Giovanni Maria Geri della Rocca de Candal — è stato lo studio legale del compianto Mario Santi. Oggi quello studio è stato ereditato dalla figlia, l’avvocato Eleonora Santi, che è anche la moglie dell’attuale sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti (anche se adesso sembra svolga l’attività di insegnante di sostegno all’Istituto Cardarelli).
Il passaggio è cruciale: il Sindaco Sposetti detiene per sé la delega all’Urbanistica. Se lo studio della consorte dovesse risultare ancora attivo nella tutela degli interessi del Conte Geri della Rocca de Candal, si configurerebbe un conflitto d’interesse tale da imporre al primo cittadino l’astensione totale da ogni fase dell’iter autorizzativo.
Davanti a una sede fantasma, assegni milionari e intrecci familiari, il silenzio della politica non è più un’opzione. È, potenzialmente, una forma di complicità.
Inoltre Tarquinia riflette il “gelo demografico” italiano: la popolazione, dopo il picco del 2015, è scesa stabilmente sotto i 16.000 residenti. Il dato più critico è il saldo naturale: le nascite sono ai minimi storici (meno di 6 ogni 1.000 abitanti), ampiamente superate dai decessi.
L’indice di vecchiaia è impietoso: con un’età media di 48 anni, oggi a Tarquinia si contano quasi 2,5 anziani per ogni bambino. La città invecchia rapidamente, con riflessi diretti sul dimensionamento scolastico e sulla domanda di servizi sanitari.
A frenare il crollo verticale è solo il saldo migratorio positivo (nuovi residenti da Roma o dall’estero), che però riesce a malapena a pareggiare le perdite naturali. La città non cresce, cambia solo composizione.
Il paradosso urbanistico: In un contesto di stagnazione demografica e invecchiamento, la narrazione della “crisi abitativa” — usata per giustificare operazioni come quella della SL Costruzioni — appare priva di fondamento statistico. Tarquinia non ha bisogno di nuove mura, ma di ripopolamento giovanile.
Fine dell’inchiesta (per adesso)



